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Zuma: Mandela è stabile, sarà presto tra noi

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Conoscendolo come lo conosco posso dire che è un autentico combattente e presto sarà di nuovo tra noi.” Sono le parole del Presidente sudafricano Jacon Zuma che si dice fiducioso in un recupero di Nelson Mandela. L’ex Capo di Stato e leader della lotta all’apartheid è in condizioni gravi ma stabili, ricoverato da 4 giorni per una recidiva dell’infezione polmonare.

Ho incontrato l’equipe dei medici che lo segue. Mi hanno dato un aggiornamento dettagliato. Ho completa fiducia nel loro operato, stanno facendo un ottimo lavoro. Ora la situazione resta seria ma è stabile e davvero siamo tutti in preghiera per lui, davvero, perché si rimetta al più presto” ha detto Zuma.

Le misure di sicurezza sono state rafforzate attorno al MediClinic Heart Hospital di Pretoria dove è ricoverato Madiba. Ieri ha fatto visita all’ex marito, per la seconda giornata consecutiva, l’ex moglie Winnie, così come le 3 figlie.

Fonte: Euronews

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2013 in Uncategorized

 

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Il Far West dei cercatori d’oro cinesi in Africa

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Il loro numero è incerto: tra 30 e 50 mila. Sono i nuovi protagonisti dellacorsa all’oro, setacciano il Ghana, secondo produttore del metallo prezioso in Africa. E questi cercatori vengono dalla lontana Cina. L’ambasciata cinese ad Accra se n’è «accorta» perché 124 sono stati arrestati in una retata organizzata dalla polizia del Ghana: accusati di essere clandestini, di sfruttare mano d’opera locale e di compiere violenze contro la popolazione.
I giornali di Pechino scrivono che molti lavoratori cinesi si sono nascosti nella giungla e che polizia ed esercito del Ghana stanno istigando la popolazione a stanarli e a razziare le loro proprietà. Sul web corrono voci incontrollate di fattorie cinesi date alle fiamme e di morti. Resta il fatto che i diplomatici di Pechino trattano la faccenda con cautela, chiedendo il rispetto della legge: la Cina ha investito più di ogni altro Paese del mondo in Africa negli ultimi dieci anni. Almeno 113 miliardi di dollari per essere protagonista dello sfruttamento delle risorse naturali, dal petrolio all’agricoltura, ai metalli. Generosi anche i prestiti, valutati in 110 miliardi e i doni, con la costruzione di stadi e aeroporti a spese dei «fratelli cinesi del popolo africano». Ci sono state anche accuse dineocolonialismo. Ora viene alla luce lo scandalo dei cercatori d’oro illegali che potrebbe rovinare la bella immagine di cooperazione che Pechino cerca di costruire.
Si dice che qualcuno di questi cercatori cinesi abbia accumulato 12 milioni di euro in un anno. In Ghana vengono estratte 98 tonnellate d’oro l’anno, la metà dai cinesi in miniere «legali» alla luce del sole (o clandestinamente).
Il fenomeno dei cercatori d’oro clandestini in realtà era noto anche alle autorità della Repubblica popolare cinese, perché nel 2011 in una piccola banca del villaggio di Shanglin era stato depositato un miliardo di yuan (120 milioni di euro) in due sole settimane. Il reddito medio di un contadino di quella zona non supera i 5 mila yuan all’anno. Si era così scoperto che la maggior parte dei minatori partiti alla ricerca di fortuna in Africa proviene proprio da Shanglin, nella provincia del Guanxi. Il loro numero è incerto, tra i 30 e i 50 mila. La loro presenza ha scatenato tensioni con i ghanesi, si parla di bande di rapinatori e ricattatori locali che cercano di taglieggiare i cercatori, mentre i cinesi avrebbero reagito con la costituzione di una forza di contractors armati.
Ma ora alcuni reduci cinesi dalla corsa all’oro stanno raccontando un’altra storia: i cercatori venuti da Shanglin trattano i lavoratori africani come schiavi, li pagano pochissimo, nelle miniere il rancio è peggiore di quello dei cani. E molti villaggi dell’Ashanti, regione centrale del Ghana, sarebbero stati assaltati, le donne violentate e le case bruciate. Questi fatti sono riferiti dal South China Morning Post, giornale in lingua inglese di Hong Kong, quindi non soggetto alla censura.
Violenze atroci, casi di razzismo. Come nel Far West. Ma questa volta i protagonisti sono venuti dall’Estremo Oriente.

Fonte: Corriere.it

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2013 in Uncategorized

 

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Google investe 12 milioni di dollari sul fotovoltaico in Africa

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Google investe per la prima volta nelle energie rinnovabili in Africa: ha finanziato con 12 milioni di dollari un impianto solare fotovoltaico da 96 Megawatt all’interno del Jasper Power Project in Sud Africa.

È situato in un’area con un elevato tasso di disoccupazione e una volta completato fornirà elettricità a circa 30mila abitazioni. Di recente il colosso di Mountain View ha eseguito anche test sul territorio sudafricano per espandere l’accessibilità delle comunicazioni wireless in banda larga.

Finora l’impegno maggiore di Google nelle energie pulite è stato di 280 milioni di dollari in SolarCity: è un’azienda californiana che incoraggia la diffusione di impianti solari fotovoltaici tra i cittadini. Ha come amministratore delegato Elon Musk, il vulcanico imprenditore a capo anche di Tesla Motors. Da poco SolarCity ha ottenuto 500 milioni di dollari da Goldman Sachs che vuole raggiungere il traguardo di 40 miliardi di dollari investiti in rinnovabili nel prossimo decennio.

Fonte: Il Sole24ore

 
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Pubblicato da su 3 giugno 2013 in Uncategorized

 

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Google, Wi-Fi in Africa diffuso con palloni aerostatici

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Google non si accontenta di essere il re dei motori di ricerca. BigG punta a rendere il mondo sempre più connesso e per farlo ha in mente la costruzione di nuovi network nell’ Africa sub-sahariana e nelSudest asiatico. Un progetto per il quale Mountain View avrebbe previsto perfino la creazione di una sorta di dirigibili in grado di coprire con connessioni wireless vaste aree da grandi altezze, come racconta il Wall Street Journal.

Scopo dell’iniziativa sarà fondamentalmente rendere possibile la connessione a Internet a nuovi utenti, ma anche migliorare la velocità della Rete nei centri urbani. Per farlo Google starebbe lavorando a un sistema di microprocessori e smartphone Android low cost, abbinanti a palloni volanti per trasmettere il segnale, come componenti delle nuove infrastrutture di Rete. A questo, BigG avrebbe abbinato una serie di trattative con società di telecomunicazioni locali per dar vita al progetto, che in parte prevederebbe anche l’utilizzo delle onde radio riservate alle trasmissioni televisive per i nuovi network. In questo modo infatti, precisa Wired Uk, sarebbe possibile sfruttare onde a frequenza più bassa che possono essere trasmesse più facilmente attraverso gli edifici e su lunghe distanze.

“Si tratta di una tecnologia adatta a fornire la connettività a basso costo per le comunità rurali con scarse  infrastrutture per le telecomunicazioni, e per ampliare la copertura della banda larga senza fili in aree urbane densamente popolate”raccontavano in proposito da Google un paio di mesi fa illustrando il caso-studio in Sudafrica. Quest’ultimo è un sistema che identifica le frequenze Tv che non sono utilizzate e le rende disponibili per la Rete. In particolare quello di Cape Town è un sistema che conta una stazione base per trasmette il segnale a punti di accesso wireless di alcune scuole disposte a km di distanza.

Oltre a rendere possibile la connessione al Web di nuovi utenti l’iniziativa di Google potrebbe beneficiare lo stesso investitore. Più connessioni infatti significherebbero più utenti potenziali per Big G e i suoi servizi, fa notare il Wall Street Journal.

Fonte: daily.wired.it

 
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Pubblicato da su 29 maggio 2013 in Uncategorized

 

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Cobra e saluto al Sole sbarcano in Africa: è yoga-mania

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Lo yoga sbarca in Africa grazie a una task force di oltre 100 istruttori dell’Africa Yoga Project, un’organizzazione non-profit statunitense nata nel 2007 con l’obiettivo di fare conoscere questa antichissima disciplina spirituale indiana basata sulla stimolazione dei centri sottili del corpo umano.L’Africa Yoga Project offre da 4 anni corsi gratuiti a centri sociali, ghetti urbani, orfanotrofi e carceri.Il centro di detenzione femminile di Nairobi è una prigione di massima sicurezza dove gruppi di detenute hanno imparato a cercare una liberazione che nasce dall’interno.Mary Mwangi sconta una condanna all’ergastolo per rapina a mano armata e ha scoperto lo yoga all’interno di un gruppo di supporto per donne malate di Aids.

Prima di cominciare i corsi non sapevo niente sullo yoga. Avevo un blocco, non riuscivo a dire una parola in mezzo alla gente. Ma da quando ho iniziato le lezioni riesco a parlare e a essere felice perché mi sento finalmente libera“. Margaret Njeri, cresciuta nella baraccopoli di Kariobangi a Nairobi, è diventata un istruttore di yoga grazie all’Africa Yoga Project. Ora ha finalmente un lavoro e questo le ha cambiato la vita.”Quando vivevo a Kariobangi, rubavo, scippavo cellulari per avere qualcosa da mangiare e per dare una mano alla mia famiglia mi prostituivo. Diventare istruttore di yoga mi ha cambiato la vita, mi ha dato uno scopo e un lavoro“. Oggi un numero crescente di kenyoti cerca più o meno goffamente di assumere dignitosamente le asana rituali, le posizioni ginnicosofiche che caratterizzano lo yoga.

E il successo della pratica sembra contagioso, una contaminazione sociale e spirituale che dall’India millenaria sta entrando nel corpo sconfinato del continente africano. Offrendo speranze e prospettive forse esotiche ma radicalmente nuove.

Fonte: Tmnews

 
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Pubblicato da su 21 maggio 2013 in Uncategorized

 

Andrea Baldini con Four For Africa

Intervista ad Andrea Baldini
campione olimpico di fioretto a Londra 2012

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Andrea non ha bisogno di presentazioni, le sue imprese sportive sono ormai note a tutti gli appassionati di sport e non solo. L’ultima fatica di Londra 2012, gli ha regalato una bella rivincita dopo l’ingiusta esclusione da Pechino a pochi giorni dall’inizio dell’Olimpiade.

Fra i tanti progetti portati avanti fuori della pedana, Andrea, fin dagli inizi, sostiene l’attività di Four For Africa.

Ha vissuto in prima persona l’esperienza del viaggio, in compagnia di altri volontari, e ha voluto raccontare in breve il suo punto di vista.

ANDREA, COSA TI HA SPINTO A PARTIRE?
Mi è sempre piaciuto viaggiare, poter scoprire nuovi posti nuove realtà, conoscere e osservare le persone, modi di vivere e pensieri vicini e lontani dai miei. Ho sempre voluto andare in Africa, ma fino ad ora avevo sempre desistito in attesa di trovare una motivazione che rapresentasse qualcosa di più di un bel viaggio esotico.

PERCHE’ HAI SCELTO PROPRIO FOUR FOR AFRICA?
Il mio rapporto con l’associazione è cominciato quasi per caso. Inizialmente mi avevano contattato per fare da “testimonial”, ma nell’introdurmi quello che FFA era e voleva diventare, i loro valori, la direzione dei loro progetti, mi fecero un impressione talmente positiva che manifestai fin da subito il desiderio di farne parte in maniera attiva. E’ un gruppo giovane, serio, ma che sa anche divertirsi. Mi fecero sentire subito a casa.

COSA TI E’ RIMASTO DI UN VIAGGIO DEL GENERE?

Il viaggio in Senegal è stata un’esperienza incredibile, che ha unito la testimonianza sul campo di alcuni progetti sociali, come la costruzione di un distretto sanitario a Diourbel o l’assistenza alla maternità di Sebikotane, con la comprensione dei costumi dei luoghi.

CI TORNERAI?
Vorrei tornarci senz’altro, sia per toccare ancora con mano gli sforzi fatti da Four For Africa in Italia, che si tramutano in realtà qui in Senegal, sia per salutare e ringraziare tutti gli amici che in questa bellissima esperienza ho avuto modo di conoscere. Ho ancora una rivincita a pallone con i ragazzi del villaggio di Diourbel da fare, e Malick deve ancora farmi assaggiare il suo yassa-poulet migliore!

COSA CONSIGLI A CHI VORREBBE PARTIRE?
Consiglio di smettere di parlarne e partire veramente. Ma invito a prendere la cosa seriamente, sia per chi intraprende il viaggio con l’associazione, sia per chi parte con un gruppo di amici: ricordandosi che non è un viaggio turistico ma che mette al centro il viaggiatore con le comunità ospitanti. Dov’è fondamentale il rispetto della persona, delle culture e della natura del luogo.

SALUTACI SOLTANTO CON UNA FRASE: AFRICA E’… ?
Ben fatto è meglio che ben detto! (B.Franklin) 

Andrea Baldini Londra 2012

 

 
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Pubblicato da su 14 maggio 2013 in Uncategorized

 

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La Guinea ospite speciale del 26° Salone Internazionale del Libro di Torino

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E’ il primo paese dell’Africa sub-sahariana ospitato dal Salone Internazionale del Libro di Torino; un primato importante, che  porta la Guinea alla ribalta del nostro panorama culturale, raggiunto grazie alla caparbietà dell’associazione italo-guineana Nakiri e a numerose collaborazioni. Il programma è ricco di eventi, incontri, conferenze e concerti che si terranno al Lingotto Fiere e nel Salone Off.

Cultura: motore di sviluppo per la Guinea

La 26° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino - in programma dal 16 al 20 maggio 2013 al Lingotto Fiere - vede la partecipazione della Guinea come ospite speciale, preannunciandone la candidatura quale ospite d’onore al Salone del Libro di Torino 2014.

Il progetto OnGuinea nasce dalla volontà dell’Associazione italo-guineana Nakiri di stimolare gli scambi culturali tra l’Italia e la Guinea, favorendo la reciproca conoscenza attraverso la partecipazione a convegni, concerti, serate di approfondimento, manifestazioni interculturali e tutto ciò che possa avvicinare i due Paesi. E’ in quest’ottica che si sviluppa la partecipazione della Guinea alla 26° edizione del Salone del Libro, come ospite speciale. Coordinata dall’Associazione Nakiri, e resa possibile dalla collaborazione con il Ministero della cultura e del patrimonio storico della Guinea, il Ministero  degli affari esteri e dei guineani all’estero e il Ministero del Turismo della Guinea, la presenza della Guinea al Salone sarà ricca di incontri ed eventi legati al paese africano, che consentiranno al pubblico di scoprire la ricchezza del suo patrimonio storico, archeologico, musicale, artistico ed enogastronomico.

Nel corso del Salone, saranno ospitati alcuni dei personaggi più importanti della cultura guineana.

Si comincerà giovedì 16 alle ore 19 con una conferenza, che affronterà il tema “Oralità e scrittura nelle culture tradizionali dell’Africa occidentale”, alla quale parteciperanno Justin Morel Junior, ex ministro dell’informazione e della comunicazione e giornalista radio-televisivo nominato a Conakry nel 2000 “giornalista culturale del secolo”, Djibril Tamsir Niane, uno dei più illustri storici e scrittori guineani,Karim Metref, scrittore e giornalista algerino che da molti anni vive a Torino e si occupa di formazione,Pap Khouma, scrittore senegalese, immigrato in Italia nel 1984, dove è diventato giornalista. Modera l’incontro e Marco Aime, professore di antropologia culturale all’Università di Genova.

Venerdì 17 alle ore 16 in un’altra conferenza si parlerà della “Cultura come motore di sviluppo per la Guinea”, con Chantal Colle, che ha lavorato come consulente per la comunicazione per il Presidente della Repubblica di Guinea Lansana Conte, Tierno Monenembo, scrittore guineano, vincitore del premio Renaudot nel 2008, e Koumanthio Zeinab Diallo, fondatrice della sezione guineana del PEN Club International, membro del Comitato Internazionale delle scrittrici. Modera l’incontro Davide Demichelis, giornalista torinese, grande viaggiatore dell’Africa, dove ha realizzato reportage e documentari per giornali (fra gli altri Panorama, Oasis e vari quotidiani), radio e televisioni sulle popolazioni, le culture e le guerre che hanno sconvolto la vita del Continente.

Domenica 19, dalle 12 alle 18, gli autori ospiti del Salone saranno a disposizione nello stand Onguinea per parlare dei loro libri e conversare con il pubblico.

Giovedì, venerdì, sabato e lunedì, alle 11 e alle 14,30, sono inoltre previsti due momenti per i bambini e le scuole: in “Suoni e parole dell’Africa” i bambini (e anche gli adulti!) potranno seguire i racconti della storia africana e i suoni di strumenti poco conosciuti nella nostra cultura occidentale, che sapranno incuriosire e incantare chiunque vorrà sedersi ed ascoltare.

Ancora sabato 18, infine, per il Salone Off il Jazz Club di via Giolitti 30, ospiterà un concerto dei Ba Cissoko, uno dei gruppi musicali guineani più famosi in tutto il mondo che si propongono di “modernizzare la tradizione mandinga per diffonderla meglio; trasgredirla per renderle il giusto onore”.  Il loro leader, Ba Cissoko, da cui prende il nome il gruppo, è nato di una famiglia di griot, maestri cantanti ed abili musicisti di strumenti a corda, custodi di memorie secolari che vengono tramandate oralmente. Ba Cissoko ha fatto sue tali storie e, senza rompere lo stretto legame con la tradizione, ha aggiornato l’approccio strumentale, perfezionando la sua conoscenza della musica e degli strumenti tipici del suo mondo, integrandoli con le narrazioni dei cantastorie.

Un’occasione importante, dunque, per entrare nel vivo della cultura, della tradizione e del territorio guineano, che riserva momenti di inattese sorprese.

Fonte: Noisefromafrica.wordpress.com

 
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Pubblicato da su 13 maggio 2013 in Uncategorized

 

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