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	<title>Il blog di Four For Africa</title>
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	<description>&#34;Ben fatto è meglio che ben detto&#34; (B. Franklin)</description>
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		<title>Il blog di Four For Africa</title>
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		<title>Cobra e saluto al Sole sbarcano in Africa: è yoga-mania</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:03:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo yoga sbarca in Africa grazie a una task force di oltre 100 istruttori dell&#8217;Africa Yoga Project, un&#8217;organizzazione non-profit statunitense nata nel 2007 con l&#8217;obiettivo di fare conoscere questa antichissima disciplina spirituale indiana basata sulla stimolazione dei centri sottili del corpo umano.L&#8217;Africa Yoga Project offre da 4 anni corsi gratuiti a centri sociali, ghetti urbani, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1674&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/slide-03.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1673" style="border:2px solid black;" alt="slide-03" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/slide-03.jpg?w=645&#038;h=468" width="645" height="468" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Lo yoga sbarca in Africa grazie a una task force di oltre 100 istruttori dell&#8217;Africa Yoga Project, un&#8217;organizzazione non-profit statunitense nata nel 2007 con l&#8217;obiettivo di fare conoscere questa antichissima disciplina spirituale indiana basata sulla stimolazione dei centri sottili del corpo umano.L&#8217;Africa Yoga Project offre da 4 anni corsi gratuiti a centri sociali, ghetti urbani, orfanotrofi e carceri.Il centro di detenzione femminile di Nairobi è una prigione di massima sicurezza dove gruppi di detenute hanno imparato a cercare una liberazione che nasce dall&#8217;interno.Mary Mwangi sconta una condanna all&#8217;ergastolo per rapina a mano armata e ha scoperto lo yoga all&#8217;interno di un gruppo di supporto per donne malate di Aids.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Prima di cominciare i corsi non sapevo niente sullo yoga. Avevo un blocco, non riuscivo a dire una parola in mezzo alla gente. Ma da quando ho iniziato le lezioni riesco a parlare e a essere felice perché mi sento finalmente libera</em>&#8220;. Margaret Njeri, cresciuta nella baraccopoli di Kariobangi a Nairobi, è diventata un istruttore di yoga grazie all&#8217;<strong>Africa Yoga Project</strong>. Ora ha finalmente un lavoro e questo le ha cambiato la vita.&#8221;<em>Quando vivevo a Kariobangi, rubavo, scippavo cellulari per avere qualcosa da mangiare e per dare una mano alla mia famiglia mi prostituivo. Diventare istruttore di yoga mi ha cambiato la vita, mi ha dato uno scopo e un lavoro</em>&#8220;. Oggi un numero crescente di kenyoti cerca più o meno goffamente di assumere dignitosamente le asana rituali, le posizioni ginnicosofiche che caratterizzano lo yoga.</p>
<p style="text-align:justify;">E il successo della pratica sembra contagioso, una contaminazione sociale e spirituale che dall&#8217;India millenaria sta entrando nel corpo sconfinato del continente africano. Offrendo speranze e prospettive forse esotiche ma radicalmente nuove.</p>
<p style="text-align:justify;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='645' height='393' src='http://www.youtube.com/embed/nvrbBGxSMF4?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/cobra-e-saluto-al-sole-sbarcano-in-africa-e-yoga-mania-20130520_video_15264941.shtml" target="_blank">Tmnews</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1674/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1674/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1674&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Andrea Baldini con Four For Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 06:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>4forafricablog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[andrea baldini africa]]></category>
		<category><![CDATA[andrea baldini volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista ad Andrea Baldini campione olimpico di fioretto a Londra 2012 Andrea non ha bisogno di presentazioni, le sue imprese sportive sono ormai note a tutti gli appassionati di sport e non solo. L&#8217;ultima fatica di Londra 2012, gli ha regalato una bella rivincita dopo l&#8217;ingiusta esclusione da Pechino a pochi giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;Olimpiade. Fra [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1666&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong>Intervista ad Andrea Baldini<br />
campione olimpico di fioretto a Londra 2012</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/baldini-2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1667" style="border:0;" alt="baldini (2)" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/baldini-2.png?w=645"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Andrea non ha bisogno di presentazioni, le sue imprese sportive sono ormai note a tutti gli appassionati di sport e non solo. L&#8217;ultima fatica di Londra 2012, gli ha regalato una bella rivincita dopo l&#8217;ingiusta esclusione da Pechino a pochi giorni dall&#8217;inizio dell&#8217;Olimpiade.</p>
<p style="text-align:justify;">Fra i tanti progetti portati avanti fuori della pedana, <strong>Andrea, </strong>fin dagli inizi,<strong> sostiene</strong><strong> l&#8217;attività di Four For Africa.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ha vissuto in prima persona l&#8217;esperienza del viaggio, in compagnia di altri volontari, e ha voluto raccontare in breve il suo punto di vista.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>ANDREA, COSA TI HA SPINTO A PARTIRE?</strong></span><br />
<em>Mi è sempre piaciuto viaggiare, poter scoprire nuovi posti nuove realtà, conoscere e osservare le persone, modi di vivere e pensieri vicini e lontani dai miei. Ho sempre voluto andare in Africa, ma fino ad ora avevo sempre desistito in attesa di trovare una motivazione che rapresentasse qualcosa di più di un bel viaggio esotico.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>PERCHE&#8217; HAI SCELTO PROPRIO FOUR FOR AFRICA?</strong></span><br />
<em>Il mio rapporto con l&#8217;associazione è cominciato quasi per caso. Inizialmente mi avevano contattato per fare da &#8220;testimonial&#8221;, ma nell&#8217;introdurmi quello che FFA era e voleva diventare, i loro valori, la direzione dei loro progetti, mi fecero un impressione talmente positiva che manifestai fin da subito il desiderio di farne parte in maniera attiva. E&#8217; un gruppo giovane, serio, ma che sa anche divertirsi. Mi fecero sentire subito a casa.</em></p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>COSA TI E&#8217; RIMASTO DI UN VIAGGIO DEL GENERE?</strong></span></p>
<p><em>Il viaggio in Senegal è stata un&#8217;esperienza incredibile, che ha unito la testimonianza sul campo di alcuni progetti sociali, come la costruzione di un distretto sanitario a Diourbel o l&#8217;assistenza alla maternità di Sebikotane, con la comprensione dei costumi dei luoghi.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>CI TORNERAI?</strong></span><br />
<em>Vorrei tornarci senz&#8217;altro, sia per toccare ancora con mano gli sforzi fatti da Four For Africa in Italia, che si tramutano in realtà qui in Senegal, sia per salutare e ringraziare tutti gli amici che in questa bellissima esperienza ho avuto modo di conoscere. Ho ancora una rivincita a pallone con i ragazzi del villaggio di Diourbel da fare, e Malick deve ancora farmi assaggiare il suo yassa-poulet migliore!</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>COSA CONSIGLI A CHI VORREBBE PARTIRE?</strong></span><br />
<em>Consiglio di smettere di parlarne e partire veramente. Ma invito a prendere la cosa seriamente, sia per chi intraprende il viaggio con l&#8217;associazione, sia per chi parte con un gruppo di amici: ricordandosi che non è un viaggio turistico ma che mette al centro il viaggiatore con le comunità ospitanti. Dov&#8217;è fondamentale il rispetto della persona, delle culture e della natura del luogo.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">SALUTACI SOLTANTO CON UNA FRASE: AFRICA E&#8217;&#8230; ?</span></strong><br />
<em>Ben fatto è meglio che ben detto! (B.Franklin) </em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/bp1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1668" style="border:2px solid black;" title="Andrea Baldini Londra 2012" alt="Andrea Baldini Londra 2012" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/bp1.jpg?w=645&#038;h=441" width="645" height="441" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><span style="display:none;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1666/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1666&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Guinea ospite speciale del 26° Salone Internazionale del Libro di Torino</title>
		<link>http://4forafricablog.com/2013/05/13/la-guinea-ospite-speciale-del-26-salone-internazionale-del-libro-di-torino/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 07:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>4forafricablog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[guinea salone libro]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ il primo paese dell’Africa sub-sahariana ospitato dal Salone Internazionale del Libro di Torino; un primato importante, che  porta la Guinea alla ribalta del nostro panorama culturale, raggiunto grazie alla caparbietà dell’associazione italo-guineana Nakiri e a numerose collaborazioni. Il programma è ricco di eventi, incontri, conferenze e concerti che si terranno al Lingotto Fiere e [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1663&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><i><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/salonelibro2013.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1664" style="border:2px solid black;" alt="salonelibro2013" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/05/salonelibro2013.jpg?w=645"   /></a></i></p>
<p style="text-align:center;"><i>E</i><i>’ il primo paese dell’Africa sub-sahariana ospitato dal Salone Internazionale del Libro di Torino; un primato importante, che  porta la Guinea alla ribalta del nostro panorama culturale, raggiunto grazie alla caparbietà dell’associazione italo-guineana Nakiri e a numerose collaborazioni. Il programma è ricco di eventi, incontri, conferenze e concerti che si terranno al Lingotto Fiere e nel Salone Off.</i></p>
<p style="text-align:justify;"><b>Cultura: motore di sviluppo per la Guinea</b></p>
<p style="text-align:justify;"><b>La 26° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino </b>- in programma dal <b>16 al 20 maggio 2013 al Lingotto Fiere </b>- vede la partecipazione della <b>Guinea </b>come <b>ospite speciale</b>, preannunciandone la candidatura quale ospite d’onore al Salone del Libro di Torino 2014.</p>
<p style="text-align:justify;">Il progetto <b>OnGuinea</b> nasce dalla volontà dell’Associazione italo-guineana Nakiri di stimolare gli scambi culturali tra l’Italia e la Guinea, favorendo la reciproca conoscenza attraverso la partecipazione a convegni, concerti, serate di approfondimento, manifestazioni interculturali e tutto ciò che possa avvicinare i due Paesi. E’ in quest’ottica che si sviluppa la partecipazione della Guinea alla 26° edizione del <b>Salone del Libro</b>, come ospite speciale. Coordinata dall’Associazione Nakiri, e resa possibile dalla collaborazione con il Ministero della cultura e del patrimonio storico della Guinea, il Ministero  degli affari esteri e dei guineani all’estero e il Ministero del Turismo della Guinea, la presenza della Guinea al Salone sarà ricca di incontri ed eventi legati al paese africano, che consentiranno al pubblico di scoprire la ricchezza del suo patrimonio storico, archeologico, musicale, artistico ed enogastronomico.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso del Salone, saranno ospitati alcuni dei personaggi più importanti della cultura guineana.</p>
<p style="text-align:justify;">Si comincerà giovedì 16 alle ore 19 con una conferenza, che affronterà il tema <b>“Oralità e scrittura nelle culture tradizionali dell’Africa occidentale</b>”, alla quale parteciperanno <b>Justin Morel Junior</b>, ex ministro dell’informazione e della comunicazione e giornalista radio-televisivo nominato a Conakry nel 2000 “giornalista culturale del secolo”, <b>Djibril Tamsir Niane</b>, uno dei più illustri storici e scrittori guineani,<b>Karim Metref</b>, scrittore e giornalista algerino che da molti anni vive a Torino e si occupa di formazione,<b>Pap Khouma</b>, scrittore senegalese, immigrato in Italia nel 1984, dove è diventato giornalista. Modera l’incontro e <b>Marco Aime</b>, professore di antropologia culturale all’Università di Genova.</p>
<p style="text-align:justify;">Venerdì 17 alle ore 16 in un’altra conferenza si parlerà della <b>“Cultura come motore di sviluppo per la Guinea”, </b>con <b>Chantal Colle</b>, che ha lavorato come consulente per la comunicazione per il Presidente della Repubblica di Guinea Lansana Conte, <b>Tierno Monenembo</b>, scrittore guineano, vincitore del premio Renaudot nel 2008, e <b>Koumanthio Zeinab Diallo</b>, fondatrice della sezione guineana del PEN Club International, membro del Comitato Internazionale delle scrittrici. Modera l’incontro <b>Davide Demichelis</b>, giornalista torinese, grande viaggiatore dell’Africa, dove ha realizzato reportage e documentari per giornali (fra gli altri Panorama, Oasis e vari quotidiani), radio e televisioni sulle popolazioni, le culture e le guerre che hanno sconvolto la vita del Continente.</p>
<p style="text-align:justify;">Domenica 19, dalle 12 alle 18, gli autori ospiti del Salone saranno a disposizione nello stand Onguinea per parlare dei loro libri e conversare con il pubblico.</p>
<p style="text-align:justify;">Giovedì, venerdì, sabato e lunedì, alle 11 e alle 14,30, sono inoltre previsti due momenti per i bambini e le scuole: in <b>“Suoni e parole dell’Africa” </b>i bambini (e anche gli adulti!) potranno seguire i racconti della storia africana e i suoni di strumenti poco conosciuti nella nostra cultura occidentale, che sapranno incuriosire e incantare chiunque vorrà sedersi ed ascoltare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora sabato 18, infine, per il Salone Off il Jazz Club di via Giolitti 30, ospiterà un concerto dei <b>Ba Cissoko</b>, uno dei gruppi musicali guineani più famosi in tutto il mondo che si propongono di “modernizzare la tradizione mandinga per diffonderla meglio; trasgredirla per renderle il giusto onore”.  Il loro leader, <b>Ba Cissoko</b>, da cui prende il nome il gruppo, è nato di una famiglia di griot, maestri cantanti ed abili musicisti di strumenti a corda, custodi di memorie secolari che vengono tramandate oralmente. <b>Ba Cissoko </b>ha fatto sue tali storie e, senza rompere lo stretto legame con la tradizione, ha aggiornato l’approccio strumentale, perfezionando la sua conoscenza della musica e degli strumenti tipici del suo mondo, integrandoli con le narrazioni dei cantastorie.</p>
<p style="text-align:justify;">Un’occasione importante, dunque, per entrare nel vivo della cultura, della tradizione e del territorio guineano, che riserva momenti di inattese sorprese.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://noisefromafrica.wordpress.com/2013/05/12/la-guinea-ospite-speciale-del-26-salone-internazionale-del-libro-di-torino/" target="_blank">Noisefromafrica.wordpress.com</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1663/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1663&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ghana, il ghetto delle streghe nel &#8220;paese-promessa&#8221; dell&#8217;Africa</title>
		<link>http://4forafricablog.com/2013/04/29/ghana-il-ghetto-delle-streghe-nel-paese-promessa-dellafrica/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 08:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>4forafricablog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[gnani ghana]]></category>
		<category><![CDATA[gnani stregoneria]]></category>
		<category><![CDATA[stregoneria africa]]></category>

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		<description><![CDATA[TAMALE (nord Ghana) - È un destino infame quello delle donne di Gnani, villaggio-rifugio  delle &#8220;streghe&#8221;, in fuga da famiglie e comunità che danno loro la responsabilità delle peggiori sciagure. Una sorte che le ha rese detenute con la formula &#8220;fine pena mai&#8221;, costrette a sopravvivere nella più umiliante delle dipendenze, quella di chi pur avendo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1656&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/viaggio-nelle-prigioni-delle-streghe-e-degli-sciamani_h_partb.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1657" style="border:2px solid black;" alt="Viaggio-nelle-prigioni-delle-streghe-e-degli-sciamani_h_partb" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/viaggio-nelle-prigioni-delle-streghe-e-degli-sciamani_h_partb.jpg?w=645"   /></a></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>TAMALE (nord Ghana) -</strong> È un destino infame quello delle donne di <strong>Gnani</strong>, villaggio-rifugio  delle &#8220;streghe&#8221;, in fuga da famiglie e comunità che danno loro la responsabilità delle peggiori sciagure. Una sorte che le ha rese detenute con la formula &#8220;fine pena mai&#8221;, costrette a sopravvivere nella più umiliante delle dipendenze, quella di chi pur avendo di che campare, è costretto ad affidarsi alla solidarietà e al sostegno altrui. Aiuti supportati da progetti che Action Aid UK sviluppa da queste parti, dove anche Action Aid Italia opera, nel rispetto del ruolo che la grande Ong internazionale s&#8217;è ritagliata nel mondo della cooperazione, quello del difficile lavoro nel far emergere la consapevolezza dei diritti nella coscienza degli ultimi della Terra.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nei sei villaggi-ghetto.</strong> Una condizione umana, quella delle &#8220;streghe&#8221; di Gnani &#8211; identico a quella delle persone ospiti in altri cinque villaggi-ghetto: <strong>Gambaga, Kukuo, Bonyase, Nabuli e Kpatinga</strong> &#8211; che trova ragione nelle oscurità più profonde e nascoste dell&#8217;animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell&#8217;ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari. Da millenni, infatti, l&#8217;esclusione sociale, la segregazione, il mobbing, come lo chiamiamo dalle nostre parti, fino all&#8217;eliminazione fisica di chi viene accusato di stregoneria, rappresentano le soluzioni suggerite nei capitoli non scritti della legge che regola le relazioni fra gli uomini.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il contrasto con il resto.</strong> Tutto ciò risulta tanto più dissonante, a colpo d&#8217;occhio, quanto più si pensa di essere nello stato del Ghana, di cui si sente parlare spesso perché annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la &#8220;perla&#8221; dell&#8217;Africa occidentale, ex fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il  più alto livello di scolarizzazione dell&#8217;Africa occidentale (quasi l&#8217;85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio. Una nazione che custodisce la speranza per milioni di africani, ansiosi di accorgersi non è più un miraggio il riscatto economico, sociale, culturale di milioni di persone e che è dunque possibile realizzare l&#8217;idea di una maggiore equità nella diffusione della ricchezza. Dunque, di fronte a tutto questo, incontrare tutte assieme un centinaio di &#8220;streghe&#8221;, e sentire da loro le storie terribili che si portano dentro, fa davvero un certo effetto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;istruttoria.</strong> Nel<strong> villaggio di Gnani</strong>, che ci ha ospitato per una mezza giornata, assieme ai cooperanti di Action Aid, vivono 254 &#8220;streghe&#8221;  39 &#8220;stregoni&#8221;, assieme a 17 bambini e 54 bambine, che per lo più fanno da badanti a quelli che per loro sono nonni, o parenti di due generazioni più anziani. Bambini senza scuola, e assistiti in tutto e per tutto. Nei sei villaggi-rifugio ci sono 567 persone, in prevalenza donne, nelle stesse condizioni. Le &#8220;istruttorie&#8221; di ingresso nel villaggio le coordina Al Assan Shei, eletto capo della comunità per diritto ereditario, in quanto appartenente ad una importante clan. &#8220;Lui, come moltissime persone nei diversi strati società ghanese, anche i più alti, spiega un rappresentante di Action Aid che fa da interprete &#8211; crediamo nella stregoneria. Pensiamo che i flussi malefici possano attraversare alcune persone e scagliarsi contro il mondo circostante, provocando anche disastri. Il problema è stabilire se queste accuse di stregoneria sono accuse strumentali, oppure se hanno un qualche fondamento. Questo è l&#8217;incarico che spetta al capo villaggio&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le storie.</strong> Racconta <strong>Fanli</strong>, una delle &#8220;streghe&#8221; ospiti da 15 anni a Gnani, che non vuole rivelare la sua età: &#8220;Quando è morto mio marito la sua famiglia ha cominciato a diffondere la voce che a mandarlo all&#8217;altro mondo ero stata io, con la mia potenza malefica. Ho passato periodi d&#8217;inferno. Nessuno mi parlava più, la gente mi evitava, la mia stessa famiglia mi teneva alla larga. Tutti avevano paura di me. Arrivata qui sono stata giudicata innocente. Però io sono voluta restare qui, non ci tornò da quelli. Mi fanno paura&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La prova del pollo.</strong> Simile è la storia di <strong>Waapu Nojnu</strong>, 60 anni da poco compiuti. Lei, considerata responsabile della morte del figlio del suo terzo genito, è stata &#8220;condannata&#8221; dopo la terribile &#8220;prova del pollo&#8221;. Che consiste nell&#8217;ammazzare l&#8217;animale per poi constatare se il suo collo cade all&#8217;indietro, oppure in avanti. Se si verifica questa seconda ipotesi, il soggetto in esame viene considerato strega o stregone. Bene, Waapu è stata sfortunata con il pollo ed è qui da circa 20 anni. Sta bene in salute, ma a sentendola parlare si coglie tanta rabbia e amarezza nella sua voce.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Un fenomeno diffuso.</strong> Nei villaggi polverosi delle comunità rurali isolate l&#8217;aggressione di chi lancia accuse di stregoneria viene coltivata nell&#8217;indigenza, questo è certo. Ma &#8211; stando a quanto raccontano molti fra coloro che operano nell&#8217;ambito umanitario in questa regione del Ghana &#8211; il fenomeno è assai più diffuso e coinvolge anche strati insospettabile della ancora acerba borghesia ghanese, dei professionisti, persino del ceto accademico. Si racconta di fior di studiosi, che vantano credenziali prestigiose e master universitari ottenuti in Europa o megli Usa, arroccati nella loro convinzione dell&#8217;esistenza di forze occulte e sortileggi dai quali occorre difendersi. C&#8217;è chi giura, tra persone altrimenti serie e affidabili, di aver visto &#8220;streghe volare o correre da una parte all&#8217;altra di una stanza, a testa in giù&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La magia nera nelle metropoli.</strong> Dunque, il fenomeno della stregoneria in Africa &#8220;non sempre e non solo ha a che fare con l&#8217;ignoranza e con la clausura culturale&#8221; &#8211; rifletteva tempo fa un professore di storia incontrato a Ouagadougou, in Burkina Faso -  la dimensione soprannaturale si è trasferita da 25-30 anni a questa parte dai villaggi rurali alle metropoli, raggiungendo anche gli ambienti a più diretto contatto, d&#8217;affari e non, con l&#8217;Europa&#8221;. Insomma, da Accra a Lomè, da Lagos a Freetown, da Abidjan a Ouagadougou, dilaga il timore della magia nera. Così se nelle comunità lontane e povere le &#8220;streghe&#8221; e gli &#8220;stregoni&#8221; sono rinchiusi nei ghetti come Gnani, nelle metropoli africane, gli &#8220;indemoniati porta sfiga&#8221; fanno i soldi a palate, per eliminare nemici, assicurare successo in amore, risolvere problemi coniugali, e &#8211; pare -  anche per far tornare fertile chi non riesce ad avere figli.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2013/04/27/news/ghana_nel_ghetto_delle_streghe-57555656/" target="_blank">Repubblica.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1656/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1656/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1656&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Merenda Solidale alla scoperta del Sénégal</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>4forafricablog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[merenda solidale]]></category>
		<category><![CDATA[progetto scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[20 maggio 2013 ore 15:00 Merenda solidale &#8220;Alla scoperta del Sénégal&#8221; Four For Africa onlus, ha avviato il progetto &#8220;Alla scoperta del Sénégal&#8220;, in collaborazione con la Scuola Primaria di Lorenzana (Pi). Verranno organizzati due incontri, il 2 e il 9 maggio, durante i quali i volontari dell&#8217;associazione mostreranno ai bambini alcune foto dei viaggi che Four For [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1652&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;">
<div><strong><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/progetto-scuola-20-maggio.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter  wp-image-1653" style="border:2px solid black;" alt="progetto scuola 20 maggio" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/progetto-scuola-20-maggio.jpg?w=516&#038;h=394" width="516" height="394" /></a></strong></div>
<div></div>
<div>
<div style="text-align:center;"><strong>20 maggio 2013</strong></div>
<div style="text-align:center;"><strong>ore 15:00</strong></div>
<div style="text-align:center;"><strong>Merenda solidale &#8220;Alla scoperta del Sénégal&#8221;</strong></div>
<div style="text-align:center;"></div>
</div>
<div><strong>F</strong><strong>our For Africa onlus</strong>, ha avviato il progetto &#8220;<strong>Alla scoperta del Sénégal</strong>&#8220;, in collaborazione con la <a href="http://www.4forafrica.it/index.php" target="_blank"><strong>Scuola Primaria di Lorenzana</strong></a> (Pi).</div>
<div></div>
<div>Verranno organizzati due incontri, il<strong> 2 e il 9 maggio</strong>, durante i quali i volontari dell&#8217;associazione mostreranno ai bambini alcune foto dei viaggi che Four For Africa organizza in Senegal, alcuni <strong>vestiti tradizionali</strong> e <strong>piatti tipici</strong>; verranno fatte conoscere loro <strong>spezie</strong> e <strong>tessuti</strong>, <strong>strumenti musicali</strong> e <strong>ritmi di percussioni</strong>.</div>
<div></div>
<div>In seguito i bambini saranno guidati &#8220;<strong>Alla scoperta del Sénégal</strong>&#8220;:</div>
<div>una storia creata da loro in cui racconteranno come immaginano questo paese lontano, cosa avrebbero fatto, chi avrebbero incontrato e cosa avrebbero mangiato.</div>
<div></div>
<div>Il <strong>20 maggio</strong> i genitori saranno invitati a partecipare all&#8217;evento conclusivo dove le classe &#8220;racconteranno&#8221; il lavoro svolto con i volontari, attraverso una storia illustrata con i loro disegni e con una canzone tipica cantata direttamente da loro.</div>
<div></div>
<div>Per concludere ci sarà una <strong>merenda solidale</strong> a base di prodotti locali ed assaggi senegalesi.</div>
<div></div>
<div style="text-align:center;"><strong>per maggiori informazioni</strong></div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://www.4forafrica.it/index.php" target="_blank"><strong>www.4forafrica.it</strong></a></div>
</div>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1652/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1652/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1652&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Malawi: nel Paese degli orfani dell’Aids</title>
		<link>http://4forafricablog.com/2013/04/22/malawi-nel-paese-degli-orfani-dellaids/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 07:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>4forafricablog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[aids africa]]></category>
		<category><![CDATA[malawi aids]]></category>
		<category><![CDATA[orfani aids]]></category>

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		<description><![CDATA[A trent’anni dalla scoperta del virus, viaggio nel cuore dell’Africa dove la popolazione è decimata dalla malattia e i bimbi senza genitori sono un esercito. Ma la collaborazione tra ong e governo locale comincia a dare qualche risultato. E a regalare un barlume di speranza. Tra le regioni più povere dell’Africa, il Malawi non aveva [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1649&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/aids_malawi.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1650" style="border:2px solid black;" alt="aids_malawi" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/aids_malawi.jpg?w=645"   /></a></h3>
<h3>A trent’anni dalla scoperta del virus, viaggio nel cuore dell’Africa dove la popolazione è decimata dalla malattia e i bimbi senza genitori sono un esercito. Ma la collaborazione tra ong e governo locale comincia a dare qualche risultato. E a regalare un barlume di speranza.</h3>
<p style="text-align:justify;">Tra le regioni più povere dell’Africa, il Malawi non aveva certo bisogno dell’Aids per accelerare lo sfoltimento della sua popolazione (più di 13 milioni di abitanti), già decimata dalla fame. Ma l’implacabile virus continua a far vittime al ritmo – secondo dati recenti – di mille persone la settimana, aggiudicando al Paese il primato di 55mila decessi l’anno. Non so quanto lo sgomento possa essere alleviato dalla nozione che soltanto qualche anno fa il totale si aggirava sui 70mila.</p>
<p style="text-align:justify;">L’epidemia colpisce soprattutto donne e bambini, che affollano i<i>Dream Center </i>nell’area rurale intorno a Lilongwe – la capitale – e nelle altre città, inverosimilmente gremite da gente che “campa d’aria”, ridotta alla miseria estrema. Non deve quindi trarre in inganno la parola <i>Dream</i>, che in questo caso non significa affatto “sogno”: si tratta piuttosto delle iniziali di <i>Drug Resources Enhancement against Aids and Malnutrition</i>, ed è uno degli interventi di Project Malawi, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Cariplo e da Intesa Sanpaolo per prevenire e combattere la diffusione dell’Aids e che sostiene organizzazioni non governative come la Comunità di Sant’Egidio e il CISP, il Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli. «È comunque un fatto», sostiene la signora Harrima Daudi, viceministro della Sanità, «che nel Malawi oggi più di un milione di persone vivono con l’Aids». Sorto nel 2005, il <i>Dream Center</i>(in tutti i <i>Dream Center </i>opera la Comunità di Sant’Egidio) di Mtengo Wanthenga dispone di una clinica che assiste attualmente 1.900 pazienti, di cui trecento bambini nati da madri sieropositive: tuttavia la maggior parte dei medici ed esperti della situazione sanitaria locale ritiene che il 94% delle donne colpite dalla malattia «non abbia trasmesso il virus» ai propri figli, grazie alla cura con medicine retrovirali. È il caso di Falesi Loyd, una signora di 36 anni, già madre di quattro figlie (tutte sane) e prossima al quinto parto: spera sia un maschietto, per il quale ha già scelto il nome, Vincenzo.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Uomini “campioni” di infedeltà. </b>Non sembra aver alcun dubbio, Falesi, che sia stato il marito a trasmetterle il virus: ma nella sua voce, quando la incontriamo convalescente nella clinica del Centro, non c’è ombra di risentimento o rancore nei riguardi del coniuge, lui stesso vittima di ciò che nel Malawi viene talvolta definito «un fatale ingranaggio ereditario». Del tutto simile la vicenda di Monica Banda, sposata, con due figli piccoli e incinta di otto mesi, che però non può fare affidamento sul proprio compagno, ostinato “campione d’infedeltà” e perenne uccel di bosco. Non stupisce che pensi al divorzio come unica via d’uscita.</p>
<p style="text-align:justify;">Di tutt’altro genere, invece, la storia di una donna anziana, Zainabu Dagliya, che abbiamo incontrato nel suo remoto villaggio dopo che la nostra inchiesta, iniziata nella capitale, s’era estesa nelle immense zone agricole della regione meridionale, da Bakala a Zomba, a Blantyre e poi giù giù fino alle pozzanghere e ai campi di tè del Thyolo, nel profondo Sud.</p>
<p style="text-align:justify;">Zainabu sta trascorrendo la sua ottantesima primavera a Mtengo Wanthenga, frazioncina di poche case in muratura a un piano, affacciate sull’unica strada. Ha avuto quattro figli e otto nipoti. L’Aids ha bussato alla sua porta e il risultato è un ragazzino di undici anni, sieropositivo, i cui genitori morirono nel 2004, stroncati dal virus. Spende tutto il tempo e tutte le energie rimaste dietro questo gracile nipotino, Joseph Kachala, sfibrato dal vomito, che però migliora, dice, «grazie anche alle medicine del <i>Dream Center </i>e al cibo che mi mandano a casa, riso, soia, zucchero, piselli e qualche litro d’olio&#8230; Lo vedesse, com’è in gamba. Ora è a scuola. Sa leggere, sa scrivere&#8230;».</p>
<p style="text-align:justify;">In un altro dei 28 distretti in cui è suddiviso il territorio del Malawi la tragica esperienza del virus è stata vissuta e positivamente risolta da una coppia di coniugi: lei, Georgina Lejani, 42 anni, Mtsuko, 48. Nel 2007 lui si ammalò e, dopo una visita in ospedale, scoprì di essere sieropositivo. Preoccupata, la moglie si sottopose ai test per ben sette volte, sempre con esito negativo. Solo nell’ultima visita (2011) a Georgina venne diagnosticata la sieropositività. Mtsuko non aveva mai comunque desistito dal proclamare la propria “verità”: e cioè di aver contaminato la moglie in seguito a rapporti intimi con altre donne.</p>
<p style="text-align:justify;">Il seguito della vita coniugale tra i due è un idillio: sveglia alle 6 del mattino con gli occhi rivolti al cielo e la preghiera, rito che viene celebrato la sera, prima di cena. Il marito riceve regolarmente i farmaci da un ospedale governativo, mentre alla moglie provvede ogni giorno il <i>Dream Center</i>. Atmosfera francescana in casa.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Le polemiche sul controllo delle nascite. </b>Difficile stabilire quante siano effettivamente le persone colpite dal virus dal momento che gran parte della popolazione è restia a sottoporsi ai controlli sanitari necessari per accertarlo: una tendenza, questa, particolarmente diffusa nelle grandi comunità rurali del Meridione, dove per altro la promiscuità e l’attività sessuale sono più intense che al Centro e nel Nord del Paese.</p>
<p style="text-align:justify;">Se non più viva, rimane certamente intensa nel Malawi la polemica sul problema del controllo delle nascite e sui rimedi legittimi da adottare per risolverlo. Il governo e altre organizzazioni laiche sostengono apertamente i promotori della campagna per il ricorso agli anticoncezionali, ancora vivacemente avversata e respinta dalla comunità cattolica; mentre al tempo stesso il <i>Dream Center </i>stigmatizza il sistema tradizionale della famiglia malawiana, dove il padre-padrone gode di una posizione di assoluto privilegio (tutto gli è dovuto in abbondanza, a cominciare dal cibo) a scapito dei figli, che crescono deboli e malati, privati come sono, fin dall’infanzia, di una adeguata alimentazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Altro momento interessante. La visita a Katsukunya, un remoto villaggio in provincia dove, sempre con il sostegno di Project Malawi, si stanno realizzando una serie di progetti a beneficio della comunità e, soprattutto, dell’infanzia locale. Un tentativo di sottrarre i bambini a quella che è stata, per secoli, la loro più grande disavventura: l’analfabetismo.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>L’inerzia dei governanti. </b>Il locale appena allestito dovrebbe svolgere le funzioni di asilo-nido, destinato ai piccoli dai tre ai cinque anni. Sono stati predisposti sei angoli per soddisfare tutte le tendenze: di chi ama la natura, di chi ama l’arte, la cultura, la religione e infine la danza e la musica. Ed è proprio quest’ultima che affascina un gruppetto di musicisti in erba, i quali, presi d’assalto alcuni tamburi, sprigionano un inaudito fracasso di suoni che, nella loro puerile immaginazione, dovrebbe evocare le sonore mareggiate dei Beatles e dei Rolling Stones.</p>
<p style="text-align:justify;">Landa incantevole, il Malawi, così diversa da come l’avevo immaginata, colline verdi e campi sterminati di mais fatti ondeggiare dal vento, villaggi graziosi color pastello, strade pulite. Ma per sapere in che misura l’Aids ha infierito sul Paese ricorro a uno dei suoi più importanti intellettuali, Mabvuto Bamusi, che ha scritto un libro, <i>Malawi Poverty</i>, sui disagi della situazione socio-economica. «Per cominciare », esordisce, «affermo subito che noi non abbiamo ancora promulgato una legge contro l’Aids grazie all’inerzia dei nostri governanti, presenti e passati. Invece di finanziare un progetto che colmasse questa lacuna, il governo di Lilongwe ha speso i soldi per la residenza del capo dello Stato e per i viaggi intercontinentali dei nostri ministri. Occorre instaurare subito una nuova leadership e non dipendere più, per le decisioni economiche, dal Fondo Monetario Internazionale. Bisogna pure affrontare il tema della povertà nel nostro Paese, che coinvolge tutti gli strati sociali». Anche sul terreno della sanità, Bamusi ha parlato di “corruzione interna” e di “contrabbando di prodotti medici”, come avviene di sovente nello Zambia e nel Mozambico, i due Paesi confinanti. E ha pure ricordato che mentre il presidente del Malawi festeggiava il giorno di San Valentino innaffiando gli ospiti con lo champagne, il carburante scarseggiava mettendo in difficoltà autoambulanze e generatori di corrente negli ospedali.</p>
<p style="text-align:justify;"><b>Testimonianze di sofferenza.</b> Ultimo appuntamento nel villaggio di Chibwan, nella regione del Thyolo, dove il 40% della popolazione è sieropositiva e tutti si guadagnano da vivere sguazzando negli acquitrini delle immense piantagioni di tè. Anche qui le donne che incontro hanno dovuto fare i conti con l’Aids, che ha sconvolto la loro esistenza. Testimonianze quasi sussurrate, fatte comunque a bassa voce per non turbare l’incanto del paesaggio. La prima a confidarsi è Violet Paulo, 32 anni, che non può più camminare perché azzoppata dalla malattia e che recentemente ha perso il marito. Ed ecco Patuma Kauda, sieropositiva dal 2009, pure lei paralizzata e immobilizzata tre anni or sono da un cancro, conseguenza dell’Aids, ora accudita dall’anziana madre, rimasta vedova con tre figli grandi che vede di sfuggita quando emergono dal pantano, neri di fango. E infine Stazia Amusa, 48 anni, sposata e con tre figli (ma uno di essi naturalmente scomparso), che nel 2003 aveva scoperto di essere sieropositiva e che l’implacabile virus le era stato trasmesso dalla propria figlia, aggredita poi mortalmente dall’Aids.</p>
<p style="text-align:justify;">Il dramma del Malawi, che si sarebbe sviluppato a tappe durante il nostro soggiorno su palcoscenici diversi, era già tutto specchiato negli occhi di Memory Chiguguza, una signora di 36 anni, malata di Aids, sdraiata su una stuoia e per sempre immobilizzata da un tumore che nel 2008 («secoli fa» avverte) l’aveva colpita alle gambe. È stata la nostra prima intervista e anche la più breve. Poche parole, accompagnate da lunghi sguardi che raccontavano una sofferenza infinita. Era lei il Malawi.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.corriere.it/sette/13_aprile_16/2013-16-mo-malawi_404e3888-a699-11e2-bce2-5ecd696f115c.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1649/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1649&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Senegal, il prezzo salato del clima che cambia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 10:01:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima di una curva sulla strada che costeggia l&#8217;oceano e che porta agli uffici del WFP (il Programma Alimentare Mondiale) proprio al culmine di un promontorio, ti appare all&#8217;improvviso il monumento alla Renaissance Africaine, un &#8220;mammozzone&#8221; inquietante, alto 49 metri, stile sovietico, che raffigura un uomo e una donna con un bambino in braccio proteso verso l&#8217;Occidente. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1645&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/country_sn_980x217.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1647" style="border:2px solid black;" alt="Pecheurs Sénegal, région de St louis" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/country_sn_980x217.jpg?w=645&#038;h=142" width="645" height="142" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Prima di una curva sulla strada che costeggia l&#8217;oceano e che porta agli uffici del <a href="http://it.wfp.org/" target="_blank">WFP (il Programma Alimentare Mondiale)</a> proprio al culmine di un promontorio, ti appare all&#8217;improvviso il monumento alla Renaissance Africaine, un &#8220;mammozzone&#8221; inquietante, alto 49 metri, stile sovietico, che raffigura un uomo e una donna con un bambino in braccio proteso verso l&#8217;Occidente. I protagonisti dell&#8217;immenso gruppo marmoreo sono seminudi, e questo suscita subito una domanda: ma questo, ci si chiede, non è un paese musulmano per il 90% ?<br />
<strong><br />
Dove comincia il viaggio.</strong> Il viaggio di cinque giornalisti europei attraverso il Senegal, comincia qui, tra le vetrate affacciate sull&#8217;Atlantico, nell&#8217;ufficio di Ingeborg Maria Breuer, la responsabile del WFP in questo paese, con il 58% di analfabetismo, una speranza di vita di 56 anni per gli uomini, di 60 per le donne e un problema endemico di malnutrizione diffusa, soprattutto nelle zone rurali, le più esposte ai cambiamenti climatici, soprattutto qui lungo il bordo meridionale del Sahara. La ricognizione sui progetti del WFP avviene un anno dopo la devastante siccità che ha colpito la regione del Sahel e del West Africa. C&#8217;è stata un calo drastico nella produzione agricola e i contadini hanno visto compromessa la loro capacità di garantire un&#8217;alimentazione regolare alle famiglie.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Chi paga più caro il cambianto climatico.</strong> &#8221;Il fronte degli interventi &#8211; dice la Breuer &#8211; è ampio, costoso e complesso. Nel 2012-2013 abbiamo portato aiuto a circa un milione e 200 mila persone,  con un costo di 72.5 milioni di dollari. Nel quadriennio 2012-2016 si prevede un incremento che porterà a 1.9 milioni di beneficiari, con 1 milione di dollari in più, grazie anche ai contributi dell&#8217;Unione Europea. Gli obiettivi &#8211; aggiunge &#8211; riguardano l&#8217;aumento della capacità di resistenza delle comunità già vulnerabili, per povertà endemica e descolarizzazione, coinvolte nelle siccità cicliche che si verificano lungo la frontiera meridionale del Sahara&#8221;. Circa un milione di esseri umani pagano per primi e con un costo più alto di altri, il prezzo dei cambiamenti climatici in corso. Popolazioni sottoposte allo stress della frequenti siccità (tra settembre aprile-maggio) e delle violente e persistenti precipitazioni tra giugno e settembre. Il WFP interviene sulle infrastrutture danneggiate e con gli aiuti alimentari per i bambini, acquistando prodotti alimentari da contadini brasiliani.<br />
<strong><br />
La muraglia di alberi.</strong> &#8221;Qui nella zona di Louga, ad un centinaio di chilometri dal confine con la Mauritania, l&#8217;avanzamento del deserto è, come vedete, una minaccia seria &#8211; dice Ousmane Badji, funzionario senegalese del WFP &#8211; l&#8217;idea è di creare una muraglia di alberi per fermare l&#8217;avanzata del Sahara, una striscia arida che si estende dal Senegal fino a Gibuti, nell&#8217;estremo oriente africano&#8221;. Il progetto riguarda circa 840 mila ettari solo nel territorio senegalese. Un &#8220;muro&#8221; di quasi 15 chilometri di larghezza e circa 8.000 km di lunghezza, che rallenterebbe l&#8217;erosione del suolo e la velocità del vento, oltre ad avere la funzione di filtrare la pioggia nel terreno, per da arrestare l&#8217;avanzata del deserto.<br />
<strong><br />
La burocrazia statale che frena.</strong> &#8221;La risposta alla crisi è difficile, perché avviene in un territorio immenso &#8211; dice Wanja Kaarina-Ndoho &#8211; il governo partecipa ed è molto aperto, a differenza del precedente che invece tendeva a minimizzare i problemi e a negare l&#8217;urgenza degli aiuti. Purtroppo però succede che anche se cambia il governo e si avvertono aperture, più o meno ampie, quello che non cambia mai sono gli strati che sottostanno alla politica. E&#8217; l&#8217;apparato burocratico insomma che sembra non cambiare mai e che fa da freno. Ma questo non è solo un problema del Senegal, riguarda un po&#8217; tutti i paesi africani&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;obiettivo è raggiungere la normalità.</strong> &#8221;Purtroppo &#8211; confessa Ingeborg Breuer &#8211; non siamo ancora riusciti ad aumentare, quanto avremmo voluto, la capacità di resistenza della popolazione più esposta ai cambiamenti climatici. Stiamo però sperimentando nuovi approcci&#8221;. I progetti del WFP hanno a cuore il ripristino della normalità nelle famiglie, badando che i bambini vadano a scuola. E per questo, l&#8217;anno scorso, si sono avvalsi dei contributi finanziari di 15 donatori dalla Germania, dal Brasile e dalla Cina.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il cibo per fermare l&#8217;emigrazione.</strong> A Pass Koto c&#8217;è un&#8217;agenzia statale, &#8220;La grande muraglia&#8221;, un nome pertinente alla sua funzione, che è quello di impedire, attraverso la distribuzione del cibo del WFP, che la gente abbandoni la zona, tra le più colpite dai cambiamenti climatici, per emigrare verso Dakar. L&#8217;unico rischio è quello di sempre: e cioè che l&#8217;assistenza diventi cronica e inibisca forme di sviluppo autonomo. In luoghi come questo, le piogge torrenziali e l&#8217;aumento esagerato delle temperature hanno un impatto devastante con la produzione di cibo e dunque con la malnutrizione e la denutrizione. .</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Terre degradate e deforestate.</strong> In Senegal ci sono segnali di cambiamento climatico assai marcati, soprattutto a ridosso dei confini con il Mali. Nel sud ovest in particolare c&#8217;è stato un cambiamento visibile nella carta che riporta i dati della deforestazione del &#8217;69, &#8217;88 e del 2012. Terre degradate e spogliate anche a ridosso con il confine con la Guinea Bissau. A tutto questo si aggiunge si aggiunge l&#8217;erosione della costa, che si ritrae per circa 2 metri ogni anno. E poi la salinizzazione dei terreni che annienta intere aree coltivate.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lo Stato è assente.</strong> &#8221;Il problema è che in questa zona, dove ci sono una quarantina di villaggi, e circa 14 mila persone, non vedi un funzionario dello Stato neanche dipinto&#8221;, dice Deoulde Sowo, che ci accompagna nella casa-capanna di Djenabon Diallo, una mingherlina con 10 figli, che crescono nella polvere e che alimenta i suoi figli con alimenti a base di zuccheto e arachidi, una delle grandi ricchezze di questo paese. Il WFP supporta l&#8217;alimentazione della gente, da queste parti, con sacchi di riso, cipolle, che hanno sostituito i &#8220;papponi&#8221; di miglio abituali. <strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Le gabbie antipioggia. Le &#8220;frustratte&#8221; del clima lasciano i loro effetti anche a Kaymor, un villaggio nel dipartimento di Nioro du Rip. Malik Ba è a capo di una Ong locale che si chiama Symbiose e che &#8211; con l&#8217;aiuto del WFP &#8211; tenta di arginare i danni che le piogge violentissime che erodano il terreno. Con la gente del villaggio ha escogitato un sistema geniale che consiste nella costruzione di gabbie di fil di ferro dentro le quali vengono stipati pezzi di roccia. Le gabbie vengono poi messe sui terreni in pendenza e lungo i solchi provocati dallo scorrere dell&#8217;acqua per frenarne e orientarne la corsa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La diga contro la salinizzazione.</strong> Intanto a Fayil  si cerca di salvare un territorio &#8220;inquinato&#8221; dal sale marino che penetra nel sottosuolo, nonostante il mare si trovi ad una cinquantina di chilometri. Qui, il WFP finanzia un progetto di desalinizzazione dei terrini con la costruzione di dighe. Gli ingegneri mostrano un barrage lungo più di 400 metri che, da una parte fa recuperare fertilità al terreno e, dall&#8217;altra, crea le condizioni per produrre sale.<br />
<strong><br />
La ricchezza del sale.</strong> Nelle saline di Fayil lavorano solo donne.  &#8220;E&#8217; un lavoro duro&#8221;, dice Selby. &#8220;Tutto il giorno sotto il sole a recuperare sale. A volte mio figlio, che porto addosso a me,  si mette a piangere. Ma poi smette. Siamo comunque orgogliose di quest&#8217;attività e di riuscire a sostenere le nostre famiglie&#8221;. La mancanza di iodio è un grave problema in questo paese, provoca difetti alla nascita per i bambini e di gozzo per gli adulti. Le donne produttrici di sale stanno combattendo contro questa forma di malnutrizione con l&#8217;aiuto di un progetto del WFP che le aiuta ad arricchire il sale con lo iodio, oltre che a formarle come imprenditrici.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2013/04/16/news/senegal_il_prezzo_salato_del_clima_che_cambia-56785857/" target="_blank">Repubblica.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1645/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1645&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Etiopia e la rivoluzione verde di bambù</title>
		<link>http://4forafricablog.com/2013/04/13/letiopia-e-la-rivoluzione-verde-di-bambu/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 06:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La rivoluzione industriale verde dell’Africa potrebbe essere costruita con il bambù. E parte dell’Etiopia. Con la più vasta area di bambù sfruttabile commercialmente di tutta l’Africa orientale, il Paese sta guidando il lancio dell’industria di questa risorsa naturale considerata sostenibile, e dagli sbocchi commerciali potenzialmente enormi. RISORSA SOSTENIBILE - Sono un milione di ettari in Etiopia [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1639&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/bambu_etiopia2.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1643" style="border:2px solid black;" alt="bambu_etiopia" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/bambu_etiopia2.jpg?w=645&#038;h=425" width="645" height="425" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">La rivoluzione industriale verde dell’Africa potrebbe essere costruita con il bambù. E parte dell’Etiopia. Con la più vasta area di bambù sfruttabile commercialmente di tutta l’Africa orientale, il Paese sta guidando il lancio dell’industria di questa risorsa naturale considerata sostenibile, e dagli sbocchi commerciali potenzialmente enormi.</p>
<p style="text-align:justify;">RISORSA SOSTENIBILE - Sono un milione di ettari in Etiopia le terre non ancora sfruttate ricoperte da foreste del vigoroso sempreverde – un terzo di tutto quello presente in Africa subsahariana (che corrisponde al 4% circa di tutte le foreste del continente). A differenza del legno di conifera, che impiega trent’anni a crescere, il bambù ne impiega solo tre: in alcuni climi, la pianta può arrivare ad allungarsi fino a un metro al giorno – anche se il ciclo delle piantagioni deve essere mantenuto sostenibile sul lungo termine. Inoltre, per la sua coltivazione non sono necessari pesticidi né erbicidi, ed è molto leggero da trasportare. Si tratta dunque di una risorsa facilmente rinnovabile e sostenibile dal punto di vista ambientale. Il bambù è un materiale presente nella vita quotidiana di un miliardo di persone al mondo, usato principalmente come materiale da costruzione, come combustibile e nell’artigianato. Il governo etiope è ora deciso a lanciare un’economia del bambù nel Paese – finora assente, almeno formalmente &#8211; e raddoppiare la quantità di terreno dedicato al bambù entro i prossimi cinque anni: l’Etiopia diverrebbe così l’avanguardia africana di un’industria che potrebbe aiutare persone e ambiente allo stesso tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">MERCATO RICCHISSIMO - «Se gestita in maniera corretta, questa risorsa altamente versatile può spronare la crescita di un mercato d’esportazione mondiale valutato a 2 miliardi di dollari nel 2011, ridurre la deforestazione e tagliare le emissioni di anidride carbonica», ha <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2013/apr/10/ethopia-bamboo" target="_blank" rel="nofollow">dichiarato al Guardian</a> </span>Coosje Hoogendoorn, direttore generale dell’<a href="http://www.inbar.int/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="text-decoration:underline;">International Network for Bamboo and Rattan (Inbar</span></a>), organizzazione intergovernativa nata nel 1997 per aiutare governi, società e comunità locali a beneficiare dei potenziali del bambù come volano di crescita economica e nello stesso tempo strumento di sfruttamento sostenibile delle risorse naturali.</p>
<p style="text-align:justify;">INVESTITORI - Gli investitori stranieri sono pronti. E il mercato europeo è maturo per accogliere il bambù, soprattutto nel settore della pavimentazione d’interni ed esterni. Una partnership pubblico-privata tra operatori etiopi e stranieri, sostenuta dalla <a href="http://www.giz.de/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="text-decoration:underline;">Cooperazione tedesca allo sviluppo</span></a>, investirà 10 milioni di euro nell’arco dei prossimi cinque anni per sviluppare un’industria manifatturiera locale ed esportare poi in Europa e Stati Uniti. Come sempre in questi casi, dove il potenziale per uno sviluppo forte è concreto, dipenderà dalla gestione se quest’ultimo sarà davvero sostenibile.</p>
<p style="text-align:justify;">SFRUTTAMENTO DEL SUOLO - L’utilizzazione delle foreste di bambù rientra infatti nella delicata e drammatica questione dello sfruttamento del suolo – che anche nel caso delle canne può diventare insostenibile, come succede in alcuni Paesi asiatici &#8211; e potenzialmente del <a href="http://www.corriere.it/ambiente/13_gennaio_29/land-grabbing-devastazione-ambiente_273138da-6960-11e2-a947-c004c7484908.shtml" target=""><span style="text-decoration:underline;">land grabbing</span></a>. La crescente domanda globale di cibo e biocarburanti sprona la deforestazione selvaggia e le conseguenti emissioni che alimentano il cambiamento climatico. L’<a href="http://www.corriere.it/ambiente/13_marzo_29/slow-food-coalizione-europea-contro-uso-suolo_3f7b4a5c-9859-11e2-948e-f420e2a76e37.shtml" target=""><span style="text-decoration:underline;">Unione europea «importa» 1.250.050 chilometri quadrati di terreno agricolo per i suoi fabbisogni</span></a>.</p>
<p style="text-align:justify;">LAND GRABBING - E alcuni Paesi ricchi e senza scrupoli acquistano e affittano a prezzi irrisori la terra di quelli poveri, che cedono il proprio suolo senza alcuna tutela ambientale e sociale in contropartita. Ma solo sfruttamento. L’Etiopia ha uno dei più alti tassi di deforestazione del continente, ma si sta impegnando a invertire la rotta: nell’ultima decade le foreste (che un tempo ricoprivano il 40% del Paese) sono passate dal tre al 7%. Ha inoltre proibito l’uso di legname per il carbone venduto al dettaglio come combustibile. I piccoli produttori locali, che per ora operano solo per un modesto mercato interno, ripongono le speranze nei nuovi piani governativi. E non solo loro.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.corriere.it/scienze/13_aprile_12/etiopia-rivoluzione-bambu_7d1a0316-a2b4-11e2-b92e-cf915efd17c3.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1639/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1639/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1639&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sud Africa: Atroiza, una compressa a basso costo per l&#8217;HIV</title>
		<link>http://4forafricablog.com/2013/04/11/sud-africa-atroiza-una-compressa-a-basso-costo-per-lhiv/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 08:04:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una monocompressa per semplificare il regime di trattamento terapeutico per i malati di Aids. Atroiza, questa la denominazione della nuova capsula introdotta dal Dipartimento della Salute sudafricano, è la combinazione di tre farmaci antiretrovirali: il tenofovir, l&#8217;emtricitabine e l&#8217;efavirenz. A confermarne la distribuzione negli ospedali pubblici a partire da questo mese è stato il Ministro [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1634&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/aids_zoom_52208.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1635" style="border:2px solid black;" alt="aids_zoom_52208" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/aids_zoom_52208.jpg?w=645"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Una monocompressa per semplificare il regime di trattamento terapeutico per i malati di Aids. <strong>Atroiza</strong>, questa la denominazione della nuova capsula introdotta dal Dipartimento della Salute sudafricano, è la combinazione di tre farmaci antiretrovirali: il <strong>tenofovir, l&#8217;emtricitabine e l&#8217;efavirenz</strong>. A confermarne la distribuzione negli ospedali pubblici a partire da questo mese è stato il Ministro della Salute, Aaron Motsoaledi , lunedì in vista al Phedisong Community Health Centre di GaRankuwa, a nord di Pretoria.</p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta di una pillola salvavita monodose che presa quotidianamente una sola volta va a sostituire l&#8217;attuale somministrazione di più farmaci più volte al giorno. Una confezione di<strong> 28 capsule</strong> costerà alle tasche dello stato circa <strong>8 euro mensili</strong> per paziente contro gli attuali 34. Un risparmio notevole considerando che sono circa 1,7 milioni i Sudafricani sotto trattamento antiretrovirale, in gran parte nelle strutture sanitarie pubbliche, su un totale si stima di circa 5,6 milioni di Hiv positivi, il più grande a livello mondiale. A beneficiarne per ora saranno solo i nuovi pazienti, le donne in gravidanza sieropositive e quelle in allattamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Circa 390,000 le unità di Atroiza in distribuzione a livello nazionale per circa 180,000 pazienti previsti nella prima fase. A lanciarlo sul mercato e a distribuirlo negli ospedali a partire da aprile l&#8217;americana Mylan che, insieme ad altre due case farmaceutiche, l&#8217;anno scorso ha vinto l&#8217;appalto di più di 400 milioni di euro per la fornitura del farmaco monodose fino al 2014. Il presidente nazionale del <strong>Treatment Action Campaign</strong>, <strong>Nonkosi Khumalo</strong>, ha accolto con favore l&#8217;iniziativa, ma ha espresso critiche sui criteri di distribuzione che in questa fase privilegeranno solo i pazienti sotto trattamento antiretrovirale da questo mese.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo quanto dichiarato dall&#8217;economista <strong>Anban Pillay</strong>, del Dipartimento della Salute, il basso costo del farmaco, che al momento risulta essere quello monodose antiretrovirale più economico al mondo, permetterà al governo di estendere il trattamento terapeutico a molti più malati da Hiv. Inoltre, come sostenuto dal capo dipartimento degli appalti pubblici, Gavin Steel, &#8220;la combinazione a dose fissa è più facile da prendere e occupa meno spazio sugli scaffali delle farmacie e delle cliniche. E questo permetterà lo stoccaggio di una quantità maggiore di farmaci per volta&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie all&#8217;introduzione di questa nuova compressa, il Dipartimento della Salute stima di poter estendere il trattamento a 500,000 nuovi pazienti all&#8217;anno per i prossimi tre anni, in un Paese che ha impiegato circa 10 anni per mettere sotto trattamento circa 1,7 milioni di malati da Hiv. Secondo Steel, i costi più bassi di questo tipo di farmaci permetterà di risparmiare circa 170 milioni di euro grazie ai quali sarà possibile curare così tanti nuovi pazienti in tempi più brevi rispetto al passato.</p>
<p style="text-align:justify;">Peraltro, secondo quanto detto da Pillay, è vero che al momento ci sono solo tre case farmaceutiche autorizzate alla fornitura del farmaco in Sud Africa &#8211; Aspen Pharmacare, Cipla Medpro e Mylan Pharmaceuticals &#8211; ma altre due hanno fatto richiesta per ottenere la licenza. Questo significa che nel giro di poco tempo la competizione sul mercato potrebbe portare a un calo ulteriore dei costi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <strong>South African National AIDS Council</strong> ha notato come l&#8217;introduzione di un unico farmaco semplifichi notevolmente la somministrazione riducendo il numero di compresse giornaliere e questo si spera incoraggi i malati da HIV a restare in regime di trattamento terapeutico.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Sud Africa è attualmente, a differenza dei tempi passati, il Paese con il più esteso programma di trattamento antiretrovirale al mondo. La nuova monocompressa, che a partire dalla fine di settembre sarà accessibile a tutti coloro che ne avranno bisogno, verrà introdotta in sei fasi per garantire i tempi necessari alla produzione.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70868&amp;typeb=0&amp;Sud-Africa-Atroiza-una-compressa-a-basso-costo-contro-l'HIV" target="_blank">Nena News</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1634/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1634/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1634&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fuori Salone 2013: Afrofuture, a la Rinascente occhi puntati sull&#8217;Africa futuristica</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 07:50:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tornei di biliardino tra gli studi di design, modelle in versione bodypaint, convention di hackers: questo è quanto ricordiamo dalle precedenti edizioni, oltre naturalmente alla selezione di complementi d’arredo, accessori e illuminazione che rendono speciale, e al tempo stesso accessibile, questo storico indirizzo dello shopping milanese. Per il Fuori Salone 2013, l’attenzione alle ultime tendenze non [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1629&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/afrofuture1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1630" style="border:2px solid black;" alt="Afrofuture1" src="http://4forafricablog.files.wordpress.com/2013/04/afrofuture1.jpg?w=645"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Tornei di biliardino tra gli studi di design, modelle in versione bodypaint, convention di hackers: questo è quanto ricordiamo dalle precedenti edizioni, oltre naturalmente alla selezione di complementi d’arredo, accessori e illuminazione che rendono speciale, e al tempo stesso accessibile, questo storico indirizzo dello shopping milanese.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il <strong>Fuori Salone 2013</strong>, l’attenzione alle ultime tendenze non viene certo meno. Nasce con questo spirito <a href="http://www.afrofuture.it/afrofuture/home" target="_blank">Afrofuture</a>, una quattro giorni tutta dedicata all’arte e al design africano curata da <strong>Beatrice Galilée</strong> e <strong>Nana Ocran</strong> con l’obiettivo di ribaltare gli stereotipi più consolidati che questo vasto territorio spesso incarna. Un continente, l’Africa, che spesso non sappiamo leggere nelle sue differenze, né tantomeno inquadrare nei suoi fermenti più originali e sperimentali.</p>
<p style="text-align:justify;">Molti i temi che animeranno il dibattito, dall’influenza che la Cina esercita sul continente africano, ai punti di vista di opinionisti, fotografi, architetti, testimoni eccellenti di tutte queste diverse correnti di rinnovamento. Accanto, alcuni workshop, tra cui quello con la <strong>falegnameria ghanese Kane Wei</strong>, offriranno la possibilità di toccare con mano tecniche e linguaggi espressivi dei protagonisti del rinnovamento africano.</p>
<p style="text-align:justify;">Quanto invece alle storiche <strong>vetrine</strong> affacciate su piazza Duomo, la novità non potrà certo non saltare agli occhi, grazie al contributo degli scrittori “pulp” africani della fanzine <a href="http://www.junglejim.org/" target="_blank">Jungle Jim</a>, autori delle <strong>sei inedite storie in 3d</strong> in vetrina.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.designerblog.it/post/36999/fuori-salone-2013-afrofuture-a-la-rinascente-occhi-puntati-sullafrica-futuristica?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+designerblog%2Fit+(designerblog)" target="_blank">Designerblog.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/4forafricablog.wordpress.com/1629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/4forafricablog.wordpress.com/1629/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=4forafricablog.com&#038;blog=27983800&#038;post=1629&#038;subd=4forafricablog&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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