RSS

Archivi tag: africa

Pillole d’Africa: la Repubblica del Mozambico

Il Mozambico è uno Stato dell’Africa Orientale, per secoli colonia Portoghese, ottenne l’indipendenza il 25 Gennaio 1975.

Il paese

Confinante al nord con la Tanzania, il Malawi e lo Zambia, a est con il canale del Mozambico (che lo divide con il Madagascar), a sud con il Sudafrica e a ovest con lo Zimbabwe e lo Swaziland, il Mozambico è un paese in via di sviluppo e circa la metà della popolazione vive in povertà assolute.

Dalla seconda metà degli anni novanta, il Mozambico si è attivato per istituire zone protette, creando parchi nazionali e riserve naturali. La regione è infatti ricca di specie animali di cui però ben un’ottantina sono in pericolo di estinzione in quanto la pressione umana si fa sempre più alta e il territorio ha avuto il duplice problema di mine rimaste dalla guerra civile e di una superficie agricola in continua espansione.
La lingua ufficiale del paese è il portoghese ma rimangono comunque molto diffuse le lingue bantu (una delle famiglie delle lingue Africane per eccellenza) e lo Swahili (lingua nazionale di Tanzania, kenya Uganda).
In Mozambico convivono diverse religioni: la maggioranza della popolazione è cattolica, successivamente un buon 27%  fa parte delle Chiese sioniste ed evangeliche, il 17% sono di religione Musulmana e infine una buona parte abbraccia le religioni tradizionali.

La Capitale

Nel 1907 Maputo diviene capitale del Mozambico; prima chiamata Lourenço Marques dal nome del commerciante che esplorò la baia nel 1544, cambiò il proprio nome proprio a seguito della liberazione. La città  sorge sulle coste dell’Oceano Indiano e ha basato la propria economia proprio su l’attività portuale. Carbone, zucchero, cromo e pietre preziose sono le principali esportazioni. Inoltre è anche molto sviluppata l’industria, in particolare nel settore edile, di ceramiche e di calzature.
La città è sede dell’Università Eduardo Mondlane e della famosa cattedrale di Nostra Signora di Fatima. Inoltre, si possono visitare l’antico forte, con i bastioni ed i vecchi cannoni, i Giardini Botanici, il Museo d’Arte Nazionale e la stazione ferroviaria progettata e costruita, ai primi del Novecento, da Gustave Eiffe.

Tra Storia e Politica

Nel 1498 una spedizione portoghese guidata da Vasco de Gama arriva sulle coste mozambicane dando così inizio al dominio spagnolo sul territorio. Tra il commercio schiavista e lo sfruttamento delle risorse del territorio il Mozambico rimarrà sottomesso per secoli, fino al 1964 quando gruppi di indipendentisti mozambicani si riuniscono in Tanzania e fondano il Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), iniziando così la guerra d’indipendenza. Solamente nel 1975 il Paese raggiungerà l’indipendenza con a potere il Frelimo come partito unico.

Oggi il Frelimo non è più granitico e monolitico come un tempo, le forze politiche che gli si oppongono sono: la Resistenza mozambicana (Renamo) e il Movimento democratico mozambicano. Sicuramente venti anni di pace e di governo stabile hanno portato i mozambicani fuori dalla tragedia della guerra civile e ne ha favorito lo sviluppo o comunque il miglioramento delle comunicazioni (strade, ponti, ferrovie), l’espansione del settore scolastico e di quello sanitario. In due decenni molti paesi donatori hanno elargito fondi e donazioni verso questo paese in via di sviluppo, purtroppo molti di questi soldi non sono stati usati al servizio del paese ma sono andati a ingrassare le tasche di quelle classi politiche che sono al potere.
Nelle zone rurali la vita sembra essersi fermata a parte i cellulari, onnipresenti, tutto il resto è congelato a una realtà  fatta di assenza di servizi, insufficienza di strutture scolastiche e sanitarie, inadeguate vie di comunicazioni con i centri urbani.

Cultura, Cucina, Curiosità.

  • La musica Marrabenta è nata nel sud del paese e diffusasi tra gli anni 30 e 40 nel resto del territorio.
  • Le sculture in legno dei Makonde: secondo la leggenda, un uomo che viveva nei pressi del fiume Rovuma, al confine tra la Tanzania e il Mozambico, un giorno scolpì l’immagine di una donna in un tronco d’albero; lavorò tutto il giorno e, giunta la sera e terminato il lavoro, collocò la scultu-ra nel cortile della propria abitazione. All’alba, con i primi raggi del sole, la scultura acquisì vita propria e divenne una vera donna che diede origine alla grande etnia dei Konde o Makonde. L’arte di scolpire il legno è stata tramandata nei secoli grazie alle cerimonie rituali che richiedevano oggetti simbolici quali piccole statue, maschere e tamburi.  In origine veniva scolpito legno chiaro e tenero, dipinto con laterite, una sostanza contenente ossido di ferro che conferiva alle sculture un particolare colore rosso. A partire dagli anni Quaranta viene usato prevalentemente l’ebano, un legno di colore molto scuro e inattaccabile dagli insetti.
  • Il Mapiko è una delle danze più conosciute del paese. Consiste in un danzatore mascherato che rappresenta uno spirito ancestrale che è venuto per far male a donne  e bambini, da cui solo l’uomo può proteggerli.
  • La Xima (pan cotto) e la Matapa (foglie di manioca con salsa d’arachidi) sono arricchiti da gamberi, crostacei e dalla peixe grelhada, pesce cucinato alla griglia. Il latte di cocco è n ingrediente molto comune e condito con il piri-piri (peperoncino piccante).

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 8 agosto 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , , , , , , , ,

Africa, la crescita boom che non serve. “Alla gente arrivano solo le briciole”

Se si guardano i dati economici recenti di molti paesi africani il rischio è quello di restare abbagliati e non riuscire più a scorgere quello che rimane nell’ombra: terribili contraddizioni di un continente tanto bello quanto feroce. Le ultime indicazioni riguardano CamerunCiadGabonGuinea EquatorialeRepubblica del Congo e Repubblica Centroafricana, sei nazioni riunite nella Comunità monetaria dell’Africa Centrale che secondo la comune banca centrale cresceranno quest’anno complessivamente del 5,7%, in accelerazione rispetto al +5,1% del 2011. Ultimo tassello di un puzzle che disegna un’area del globo in piena salute, almeno in apparenza.

Il Fondo Monetario Internazionale calcola che nel 2012 l’Africa a Sud del Sahara registrerà un incremento del prodotto interno lordo vicino al 6% ed riuscirà ad attrarre investimenti esteri per 90 miliardi di dollari. In questo scenario spiccano paesi come la Nigeria, che con un tasso di crescita dell’8% e un rapporto debito/pil al 36% si avvia a superare il Sud Africa nel ruolo di prima economia del continente. Oppure il Ghana dove il Pil marcia a ritmi vicini al 9% annuo grazie a un forte sviluppo dell’industria locale dei servizi informatici, una sorta di piccola India africana. Persino il Ruanda, tristemente noto soprattutto per i terribili genocidi degli anni Novanta e fino a non molto tempo fa tra i paesi più poveri al mondo, scala posizioni su posizioni nella classifica globale della ricchezza. Altri Paesi reduci da conflitti civili come Costa D’Avorio e Kenyagaloppano a loro volta a ritmi di crescita vicini al 6% l’anno.

L’Economist ha recentemente stilato una classifica degli Stati che dovrebbero registrare la crescita più sostenuta tra il 2011 e il 2015. Sette su dieci sono africani con Etiopia e Mozambico(rispettivamente + 8,1 e + 7,7% annuo) a tirare la volata del Continente Nero preceduti solo da Cina ed India. Si iniziano così ad osservare fenomeni inimmaginabili fino a qualche anno fa impossibili come l’inizio di un’ondata migratoria di lavoratori altamente qualificati che si spostano dalla tormentata Europa ai paesi africani più dinamici. Le ragioni di questa primavera economica africana sono molteplici. Le alte quotazioni delle materie prime, petrolio in primis, garantiscono alti introiti ai paesi esportatori oltre che alle compagnie occidentali concessionarie.

India, Brasile e soprattutto Cina stanno rafforzando la loro presenza nel continente, non solo acquistando prodotti ma spesso investendo direttamente sul posto. L’export africano verso i “Brics” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ha così ormai soppiantato in larga parte quello verso l’Europa precipitato dal 40 al 20% del totale e di questi tempi essere meno dipendenti dal Vecchio Continente non può essere che un bene. Alcuni analisti inseriscono tra le cause del boom economico anche l’urbanizzazione che sta interessando molte aree dell’Africa e che viene accompagnato dallo sviluppo di reti di servizi ed infrastrutture. Processo che spiega, ad esempio, il forte progresso della telefonia mobile ormai arrivata a 700 milioni di utenti su una popolazione di circa un miliardo di persone.

Dietro il velo delle cifre scintillanti continua però spesso a celarsi una realtà di tutt’altro tenore. Dove la crescita economica non porta progresso, le popolazioni restano drammaticamente povere mentre le terre vengono spremute senza curarsi del domani. E’ ad esempio estremamente scettico sui reali progressi compiuti dal continente Raffaele Masto, giornalista, autore di diversi libri sul tema (da ultimo “Buongiorno Africa. Tra capitali cinesi e nuova società civile” edito da Bruno Mondadori) e autore del blog buongiornoafrica.it. “Non ci sono reali benefici per le popolazioni – spiega Masto – i vantaggi e i proventi della crescita economica riguardano solo elite politiche onnivore che in Africa continuano a spadroneggiare, anche grazie al sostegno delle grandi potenze. Quando la crescita è imponente qualche briciola arriva anche alla gente comune ma si tratta appunto di briciole”. Si costruiscono stadi, palazzi, simboli del potere insomma ma le baraccopoli restano baraccopoli e le popolazioni soffrono come e quanto prima. Esempio emblematico di questa situazione è quello della vendita delle terre a paesi non africani che le usano poi per coltivare prodotti destinati solo ad essere esportati mentre le popolazioni locali continuano a soffrire la fame. “E’ ovvio che se si vendono le terre l’economia, almeno nell’immediato, fa un balzo in avanti, aggiunge Masto, ma la realtà è che si continua a considerare l’Africa un semplice serbatoio di materie prime e mano d’opera a basso costo e non come un potenziale mercato”. Di fatto e come è già accaduto molte volte in passato le risorse dell’Africa stanno insomma finanziando il futuro asseto geopolitico del sistema mondo senza che reali e duraturi benefici per il continente. Più o meno sulla stessa linea Alessio Fabbiano dell’Università Cattolica di Milano che spiega “C’è crescita ma non sviluppo e c’è una cattiva distribuzione delle risorse che rimangono in grandissima parte nella parte alta e già benestante della popolazione”. E’ vero che qualcosa si muove, la classe media si sta lentamente ingrossando ma è un processo limitato e molto al di sotto di quelle che sarebbero le potenzialità del paese. Non manca qualche esempio virtuoso, spiega Fabbiano, come alcuni investimenti nelle energie rinnovabili realizzati in Uganda o in Ruanda ma la quota di introiti ottenuti dalle esportazioni di materie prime che viene reinvestita in progetti utili per le popolazioni locali rimane davvero minima.

Fonte:Il Fatto Quotidiano

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 1 agosto 2012 in Uncategorized

 

Etichette: ,

Namibia: scoperta grande falda acquifera sotto il deserto

Nel nord della Namibia, nell’Africa meridionale, un team di ricercatori tedeschi hanno scoperto un grande serbatoio d’acqua dolce e «pulitissima». L’acqua di Ohangwena II ha 10 mila anni, si trova sotto la terra arida e potrebbe alimentare quasi metà della nazione per centinaia di anni.

ALTISSIMA QUALITÀ - La scoperta, nell’ambito del progetto esplorativo dell’acqua freatica nel bacino di Etosha-Cuvelai, è dei ricercatori dell’Istituto federale per le geoscienze e le risorse naturali (Bgr) di Hannover. A 280-350 metri di profondità si troverebbero 5-8 miliardi di metri cubi d’acqua potabile pronta per essere estratta. Una quantità pari a quasi 160 volte il volume d’acqua del lago di Costanza, hanno comunicato gli studiosi tedeschi che hanno lavorato in cooperazione col Dipartimento di idrologia del ministero delle Politiche agricole della Namibia. Per Martin Quinger, a capo del progetto, la falda acquifera potrebbe garantire 400 anni di forniture al nord della Namibia, un’area dove vive il 40% della popolazione. Il nome della falda è Ohangwena II ed è estesa su una superficie di circa 70 chilometri per 40. La maggior parte dell’acqua è utilizzabile e di altissima qualità, sostiene Quinger e il suo gruppo. Alla Bbc l’idrogeologo sottolinea: «L’acqua si è accumulata 10 mila anni fa, quando non c’erano ancora problemi di inquinamento ambientale».

COSTI - Insomma, la scoperta potrebbe mutare radicalmente l’economia della Namibia e la vita dei suoi abitanti in un Paese tra i più aridi del pianeta. Oltre a ciò, potrebbe essere messa la parola fine anche alla dipendenza di questa regione dalla diga in Angola fonte di molte protesta da parte degli ambientalisti e delle tribù locali. Tuttora, l’acqua viene già pompata a scopi sperimentali. I costi per la costruzione di una cinquantina di pozzi vengono stimati in circa 2,5 milioni di euro. «Stiamo puntando a un approvvigionamento idrico sostenibile, in modo da estrarre solo la quantità d’acqua che viene richiesta», ha aggiunto Quinger. Il finanziamento del governo tedesco al progetto (iniziato nel 2007 e che si concluderà l’anno prossimo), è stato di circa 2,1 milioni di euro. Inutile dire che la notizia è stata accolta con grande gioia nel Paese. Il portale di news InNamibia ha titolato: «Acqua, acqua dappertutto … per 400 anni».

Fonte: Corriere.it

 
2 commenti

Pubblicato da su 23 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , ,

Gmail, messaggi per l’Africa

Google Africa

La Grande G annuncia un servizio gratuito per tutti gli utenti di Ghana, Nigeria e Kenya. Anche in totale assenza di connessione si potranno ricevere i propri messaggi di posta elettronica, in formato SMS su qualsiasi telefono.

Cogliere al volo un’offerta di lavoro, ricevere fotografie, comunicare con i propri amici lontani. Solo alcune tra le innumerevoli funzionalità di un messaggio di posta elettronica. Ma cosa succede se non si hanno possibilità di connessione? Se la banda non riesce a garantire il traffico all’interno dei vari servizi email? Interrogativi posti dal gigante Google in un nuovo post pubblicato sul suo Africa Blog.

Gmail SMS è il nuovo servizio annunciato da BigG per tutti gli utenti in Ghana, Nigeria e Kenya. Che potranno ora visualizzare i propri messaggi di posta elettronica attraverso brevi messaggi di testo. E sarà possibile farlo su qualsiasi tipologia di telefono, anche se non connesso alle reti wireless o 3G.

“Gmail SMS funziona su qualsiasi telefono - spiega Geva Rechav, product manager di Google per la divisione mercati emergenti – anche quelli più basilari che supportano soltanto i servizi voce e SMS”. In sostanza, la piattaforma di posta elettronica della Grande G provvederà ad inviare i singoli messaggi in formato SMS, con la possibilità offerta agli utenti africani di rispondere nella stessa modalità.

Fonte: Punto Informatico

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 20 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , ,

Africa: prima donna alla testa dell’Unione Africana

Il ministro sudafricano degli Interni Nkosazana Dlamini-Zuma e’ la prima donna a guidare l’Unione Africana (Ua), l’organismo che riunisce tutti gli stati del continente (eccetto il Marocco). Scelta nella tarda notte di ieri, dovra’ affrontare difficili sfide per riportare la pace nei focolai di conflitto, dal Mali alla Repubblica democratica del Congo , passando per le tensioni fra Sudan e Sud Sudan.

Un precedente summit dell’Ua, in gennaio, non era riuscito ad eleggere il nuovo presidente dell’organismo con la maggioranza richiesta dei due terzi. La Dlamini-Zuma, ex moglie del presidente sudafricano Jacob Zuma, ha sconfitto il presidente uscente, il gabonese Jean Ping, con una maggioranza semplice di 39 voti su 51.

I partecipanti al summit hanno chiesto le dimissioni della giunta militare golpista in Mali e l’insediamento entro luglio di un governo di unita’ nazionale che indica nuove elezioni. L’obiettivo e’ ripristinare l’autorita’ del governo in Mali anche per contrastare la secessione islamista del nord del paese. Inoltre i rappresentanti di 11 paesi dell’Africa centrale e orientale hanno auspicato il dispiegamento di una forza internazionale contro i ribelli nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il summit, al quale ha partecipato il nuovo presidente egziaino Mohammed Mursi, e’ stato anche teatro di un primo incontro fra i presidenti del Sudan Omar Bashir e del Sud Sudan Salva Kiir dopo sei mesi di conflitto.

Fonte: Liberoquotidiano.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , ,

Africa: migliaia di sgomberi forzati

“Rinnovo urbanistico”: un’espressione neutra, se non di segno positivo, dietro la quale si cela tuttavia un cruento programma di sgomberi forzati che rischia di interessare da 200.000 fino a 500.000 abitanti di Port Harcourt, capitale dello stato di Rivers, in Nigeria.

Quando il “rinnovo urbanistico” sarà concluso, secondo i piani del governatore dello stato di Rivers, Rotimi Amaechi, tutti gli insediamenti cresciuti lungo le 40 banchine del porto della capitale saranno stati demoliti.

Il 27 giugno è stata la volta di Abonnema Wharf, che negli ultimi anni aveva accolto anche la popolazione sgomberata dall’insediamento di Njemanze. Dopo cinque giorni di intenso lavoro di bulldozer, Abonnema Wharf è stato raso completamente al suolo. A molti abitanti non è stato dato neanche il tempo di raccogliere i loro beni personali, che sono rimasti tra le macerie. Ingenuamente, avevano pensato che la cosa non li riguardasse e si erano fidati della dichiarazione del governatorato, secondo cui sarebbero state distrutte solo le abitazioni di persone coinvolte in un recente scontro a fuoco tra bande rivali.

In assenza di censimenti ufficiali, le organizzazioni per i diritti umani stimano che tra 10.000 e 20.000 persone abbiano perso la casa. Qualche proprietario è stato risarcito, ma la stragrande maggioranza della popolazione, composta da affittuari, non ha ricevuto niente.

Così come in Nigeria, gli sgomberi forzati colpiscono le popolazioni di altri paesi africani. Ad esempio lo Zimbabwe, dove a sei anni dall’Operazione Murambatsvina, con la quale vennero distrutte 92.460 abitazioni e 700.000 abitanti furono lasciati senza casa, ancora le persone vivono in baracche e strutture inadeguate, senza i servizi di base.

E proprio chi abita negli insediamenti abitativi precari, come circa la metà della popolazione di Nairobi, in Kenya, dove due milioni di persone sono stipati sull’uno per cento del territorio cittadino, è costretto a convivere con la paura di essere sgomberato, perché spesso non ha il permesso formale per vivere nella casa in cui abita.

Gli sgomberi forzati in Africa saranno al centro della partecipazione di Amnesty International Italia, per il nono anno consecutivo, al Giffoni Film Festival, giunto alla sua 42ma edizione, il cui tema centrale è la “felicità”.

Quella felicità, diritto fondamentale, negato dagli sgomberi forzati, che distruggono la vita delle persone privandole delle loro case, ma anche dei loro beni, del lavoro, del diritto all’istruzione suscitando deprivazione, insicurezza, esclusione, impotenza.

Durante il Giffoni Film Festival gli attivisti di Amnesty International Italia saranno presenti con un punto informativo dove si potrà prendere parte alle azioni proposte, ricevere materiale sulle campagne e partecipare alle molteplici attività quotidiane rivolte a bambine/i e ragazze/i.

Anche quest’anno Amnesty International Italia consegnerà il premio “Amnesty Giffoni Film Festival” al lungometraggio che meglio affronta e rappresenta il tema dei diritti umani e il premio “Amnesty Corto Giffoni Film Festival” nell’ambito della sezione cortometraggi, dove l’organizzazione è presente con una categoria dedicata.

Fonte: Cadoinpiedi.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 16 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , ,

La crisi alimentare in Africa fa lievitare il numero delle spose bambine

Sposarsi a 12 anni e perdere il proprio bambino a 14. E’ una storia tragicamente ordinaria in Niger, il Paese africano che vanta il maggior numero di matrimoni tra minori. E adesso, la fame che sta vessando la regione del Sahel ha reso il fenomeno delle spose-bambine ancora più drammatico.Secondo l’International Center for Research on Women (ICRW) se il trend attuale dovesse continuare, nei prossimi dieci anni saranno più di 100 milioni le bambine costrette a sposarsi tra i 12 e i 17 anni. Il che significa che ogni giorno circa 25mila bambine vengono portate all’altare. In questo il Niger svetta in classifica, seguito a poca distanza da altri due paesi africani, il Ciad e il Mali.

Come se non bastasse, la gravissima crisi alimentare, che sta decimando interi villaggi nell’area occidentale del continente africano, si riverbera drammaticamente sui matrimoni delle piccole donne, che diventano un’utile espediente delle famiglie per alleggerisi in fretta di una bocca da sfamare, incassando immediatamente la sua dote, che – il più delle volte – consiste in una vacca.Le unioni matrimoniali tra bambini sono tuttora molto diffuse in tutta l’Africa, ma anche nell’Asia del sud. In molti villaggi in India è usanza che i genitori “vendano” le proprie figlie in tenera età. Perché di una compravendita si tratta, altro che matrimonio. La famiglia della sposa-bambina viene ripagata per l’autorizzazione al matrimonio e nessuno sembra preoccuparsi della sorte delle piccole spose.

C’è da rabbrividire nel leggere gli studi più recenti fatti sul campo. Le bambine date in sposa quando hanno meno di 18 anni di solito sono vittime di violenze domestiche, perpetrate su di loro dagli stessi genitori. Una volta sposate, lo scettro degli abusi passa nelle mani degli sposi. Le spose-bambine vengono picchiate o stuprate dai loro mariti due volte di più delle donne che si sposano dopo i 18 anni.Le piccole mogli mostrano segni di sistematici abusi sessuali e soffrono di stress post-traumatico e di depressione. Come se non bastasse, quando aspettano un bambino in tenera età il loro corpo può non sopportare la gravidanza, fino alle estreme conseguenze.

Per questo le organizzazioni internazionali che monitorano il fenomeno hanno lanciato l’allarme. Sul fattore culturale dei matrimoni tra bambini si sta già lavorando da anni. E’ stato verificato che le bambine che hanno la possibilità di studiare non si sposano in tenera età.Ma l’impatto della crisi economica globale, e della crisi alimentare in Africa in particolare, di certo non aiuta il compito delle varie ong in campo. 25mila spose-bambine al giorno sono ancora tante. Troppe.

Fonte: Mister-x.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 13 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , , ,

Congo:14 anni di carcere per l’ex capo delle milizie, Lubanga

Ha arruolato e fatto combattere bambini soldato. Per questo la Corte penale internazionale (Cpi) lo ha condannato a 14 anni di detenzione. Thomas Lubanga, ex capo della milizia delle Repubblica democratica del Congo, è stato ritenuto colpevole di aver reclutato e usato bambini soldato nella sua milizia, l’Unione dei patrioti congolesi, durante i combattimenti nella regione di Ituri, nell’est del Congo, tra il 2002 e il 2003.

LA SENTENZA - Il 51enne è la prima persona condannata dalla Corte, istituita dieci anni fa. I procuratori avevano chiesto per Lubanga la pena di 30 anni di carcere, ma avevano detto di essere disposti a ridurla a vent’anni se il signore della guerra si fosse «scusato sinceramente» con le vittime dei reati da lui commessi. Lui non ha reagito quando il giudice Adrian Fulford ha letto la sentenza. L’accusa aveva chiesto una condanna a 30 anni di reclusione. Il giudice ha affermato che la sentenza riflette la necessità di proteggere i bambini durante la guerra. «La vulnerabilità dei bambini – ha spiegato Fulford- significa che bisogna offrire loro una protezione particolare». Il giudice ha poi precisato che il periodo trascorso da Lubanga in carcere in attesa del processo, a partire dal marzo del 2006, sarà detratto dalla pena.

LE CELLE - Al momento non è chiaro dove il signore della guerra congolese sconterà il resto della pena: la Cpi non ha celle per criminali di guerra condannati, ma ha siglato accordi per la loro detenzione con sette Paesi: Danimarca, Serbia, Mali, Austria, Finlandia, Regno Unito e Belgio. Le sentenze contro Lubanga sono in realtà tre: una a 13 anni, la seconda a 12 e la terza a 14 anni di carcere, rispettivamente per aver reclutato, arruolato e usato bambini soldati. Le tre pene saranno tuttavia scontate simultaneamente. Il giudice ha criticato l’ex procuratore capo della Cpi, Luis Moreno Ocampo, per non aver formulato nei confronti di Lubanga anche accuse di violenze sessuali e per non aver presentato prove al riguardo. Attivisti per i diritti umani sostengono infatti che la milizia di Lubanga fosse stata responsabile di stupri di massa nella regione di Ituri.

Fonte: Corriere.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 11 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , ,

Africa: i nuovi media per la governance e la responsabilità

Kwami Ahiabenu II è uno dei responsabili di progetto dell’International Institute for ICT Journalism [en, come gli altri link eccetto ove diversamente segnalato], l’associazione di coordinamento di AEP, African Elections Project. Con oltre dieci anni di esperienza in management, marketing, nuovi media, tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) e sviluppo, Kwami è stato Direttore dell’AITEC Ghana e primo membro del consiglio della “Rete Informativa del Ghana per la Condivisione della Conoscenza” (GINKS).

Kwami è stato un membro chiave dell’associazione del Summit mondiale della società dell’informazione (WSIS) nell’incontro regionale africano del 2005, ha realizzato numerosi seminari di formazione sui nuovi media in Africa ed è membro della “Steve Biko and Foster Davies”.

Il Progetto Elezioni Africane è stato fondato nel 2008 con l’obiettivo di migliorare le prestazioni di giornalisti, giornalisti partecipativi e dei mezzi d’informazione nel fornire informazioni più rilevanti e tempestive durante il lavoro di monitoraggio di specifici e importanti aspetti di governance.

Il Progetto Elezioni Africane ha coperto le elezioni in Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Mauritania, Malawi, Mozambico, Namibia, Botswana, Togo, Niger e Liberia. Il progetto usa gli strumenti dei social media e piattaforme ITC quali blog, mappe interattive, Twitter, Flickr, YouTube e Facebook.

Fonte: Global Voice

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 3 luglio 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , ,

Moda: il Made in Africa va all’Onu

L’editrice di Vogue Italia Franca Sozzani ha un progetto: puntare sulla moda per l’indipendenza economica e sociale delle donne dei Paesi sottosviluppati. Dopo la nomina come Goodwill Ambassador per l’iniziativa ‘Fashion 4 Development’, lanciata a New York il 14 febbraio scorso nella residenza dell’ambasciatore italiano Cesare Maria Ragaglini, oggi Sozzani e’ arrivata all’Onu per spiegare il progetto che punta a favorire l’accesso di giovani designers e produttori africani e di altri Paesi emergenti ai mercati internazionali e alle catene di distribuzione della moda.

La direttrice di Vogue ha spiegato che si tratta di un ruolo molto impegnativo, ma che sono riusciti a fare molte cose, piu’ di quante pensasse all’inizio. “Abbiamo coinvolto aziende famose in Italia come Pinko, la Rinascente, e alcuni pezzi sono stati venduti sul sito Yoox.com. Quindi abbiamo portato alcune persone da Pitti Immagine, e hanno avuto grande successo, molti si sono interessati su come e dove comprare”, ha detto ancora Sozzani, che ha presentato l’iniziativa al quartier generale delle Nazioni Unite insieme all’ambasciatore Ragaglini, al Segretario Generale aggiunto per la partnership con il settore privato, l’americano Bob Orr, e l’inviato speciale per la malaria Ray Chambers. Per la numero uno di Vogue e’ fondamentale insegnare alle donne del luogo come lavorare, produrre e distribuire i prodotti, in modo da creare uno sviluppo a lungo termine.

“Sono convinto che la moda, una delle industrie di punta del nostro Paese, puo’ essere un altro strumento per rilanciare il contributo italiano al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio e, piu’ in generale, la missione delle Nazioni Unite – ha detto invece Ragaglini – L’iniziativa ‘Fashion 4 Development’ aiutera’ giovani produttori e designer provenienti da mercati emergenti a trovare opportunita’ per esportare i loro marchi”. “Credo che la partnership tra settore privato e pubblico sia di fondamentale importanza per trovare una via sostenibile allo sviluppo, che preveda non gia’ la carita’ internazionale, ma la costruzione di lavoro e produzione – ha aggiunto – Quello che noi dobbiamo e possiamo fare e’ aiutarli a partire”.

Al Palazzo di Vetro sono arrivati nomi di spicco del fashion nazionale e internazionale: Alejandra Cicognani del Gruppo Fendi; Karen Giberson di The Accessories Council (che rappresenta oltre 157 marchi e distributori tra cui Saks, Bloomingdales e Lord&Taylor), Ruth DeGolia di Mercado Global (associazione che promuove piccole aziende artigiane tessili dell’America Centrale), l’amministratore delegato del Gruppo Edun, brand del cantante Bono), e la stilista newyorchese Alexandra Taylor. E nel corso dell’evento e’ stato presentato anche l’ultimo numero di Vogue Uomo, interamente dedicato all’Africa, con in copertina il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.

Per maggiori informazioni: fashion-4-development.com

Fonte: Quotidiano.net

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 30 giugno 2012 in Uncategorized

 

Etichette: , , , ,

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: